Cultura e spettacolo

GENOVA - Lunghi applausi e tanti commenti prima, durante l'intervallo e dopo lo spettacolo: grande curiosità nel pubblico genovese e non solo accorso numeroso alla prima del Teatro Carlo Felice in una serata molto particolare. Per aprire la stagione, il teatro ha voluto fare una scommessa sicuramente vinta dal successo di presenze in platea, dove hanno presenziato più di 350 giovani provenienti da scuole e università: la scelta è stata di portare in scena per la prima volta in Italia l'opéra-comique di Hector Berlioz, "Béatrice et Bénédict". Una prima assoluta a livello italiano per quest'opera composta nel 1889 e tratta da "Molto rumore per nulla" di William Shakespeare, ma anche un debutto unico a livello europeo per la produzione dell'Opéra de Lyon in collaborazione con il Carlo Felice. 

"Siamo felici per l'interesse che questo titolo ha destato nel mondo musicale: in sala presenti tanti spettatori da altre regioni italiane e molti critici stranieri"

Ha commentato a Primocanale il sovrintendente del teatro Claudio Orazi, convinto che la scelta innovativa di proporre un qualcosa di nuovo possa essere stata una bella mossa. E di certo in tantissimi appassionati hanno partecipato con grande piacere e curiosità, trascinando con loro persone che non frequentano abitualmente l'opera o che addirittura erano alla loro prima volta: "Non ero mai venuto per seguire uno spettacolo di lirica e devo dire che questo allestimento mi ha convinto a tornare", ha confessato uno spettatore entusiasta durante l'intervallo. 

L'opera crea di certo dibattito tra le file della platea, dividendo chi la ama da chi preferisce titoli più canonici. Due atti di musica gaia e leggera e di dolci parole musicali in francese che possono essere apprezzate facilmente da chi non conosce la lingua grazie ai sottotitoli in italiano, intervallati da diversi dialoghi parlati senza l'accompagnamento dell'orchestra, come vuole il genere francese. I protagonisti sono Béatrice e Bénédict che apparentemente si detestano, ma che finiscono per innamorarsi di un amore puro, sincero, inconsapevole e viscerale, un po' come quello di Adamo ed Eva all'origine del mondo, libero in un tripudio di natura selvaggia. Non poteva scegliere metafora migliore il regista Damiano Michieletto che sulla scena ha voluto anche inserire uno scimpanzé, che simboleggia "l'istinto primordiale dell'uomo", secondo quanto spiegato anche dall'assistente Elisabetta Acella. Tutto contrasta con la seconda coppia 'antagonista', quella formata da Claude e Héro che fin da subito vedono nel matrimonio il coronamento del loro sogno e progetto di vita. Ecco perché l'ambientazione è una sala bianca e candida "simbolo di purezza proprio com'è puro e candido l'abito da sposa che Héro indossa quasi fin dall'inizio. Si contrappongono così due visioni dell'amore, opposte ma complementari: secondo la lettura del regista, da una parte vi è l'amore naturale, sincero e che può mutare da un momento all'altro, carico di tensione erotica, dall'altra c'è quello più 'rassicurante' e standard che vede nelle nozze l'unica possibile realizzazione. E anche Adamo ed Eva o le due farfalle di Béatrice e Bénédict sono costretti a sottostare a questo patto, anche se a dettare le regole del gioco sono sempre loro, per cui "oggi la tregua è firmata, domani torneremo di nuovo nemici". Michieletto fa riscoprire l'eterna attualità di Shakespeare e di Berlioz nel trattare il sentimento più bello e complicato del mondo, l'amore, che ha mille sfaccettature e mille storie diverse e che sfugge dai canoni che la società cerca di imporre. Le scene sono ricche di simboli non di immediata comprensione, come già aveva messo in guardia il direttore emerito Donato Renzetti, la cui bacchetta ha diretto l'orchestra questa sera. Tra le soluzioni registiche anche quella dell'uso dei microfoni, tanti, diversi, eternamente presenti sulla scena, per dare l'idea di una pluralità di voci e di idee. 

Dal punto di vista musicale, l'operetta francese offre diversi momenti gai e leggeri, dall'overture fresca e vivace ad alcuni momenti di vera poesia in cui le sonorità del francese ben eccheggiano accompagnate dagli strumenti. È un qualcosa di diverso da quello che l'orecchio del pubblico è abituato ad ascoltare, ma si tratta di una scoperta comunque interessante e piacevole da fare prima a casa, in preparazione allo spettacolo, e poi in presenza a teatro. 

La reazione è stata differente, tra i molti che hanno apprezzato la novità, alcuni entusiasti per l'originalità di una scenografia indubbiamente moderna e di una lettura così ricca di simboli, alcuni molto sorpresi dalle scene di nudo, altri ancora colpiti dalla scelta musicale che fa scoprire un compositore poco frequentato e un titolo mai messo in scena prima nei teatri italiani. Non sono mancati mormorii per l'ambientazione molto moderna, con costumi attuali che lasciano delusi i più affezionati alla tradizione. Chi ha promosso a pieni voti lo spettacolo sono stati i giovani che hanno accolto con entusiasmo la contemporaneità dei personaggi: "è più facile immedesimarsi", "è un'opera molto bella, non veniamo spesso a teatro ma dopo questa sera pensiamo di tornarci", "è una delle poche opere a lieto fine, bella esperienza". Tanti i commenti a caldo di chi frequenta la scuola germanica, il liceo King o l'istituto Pertini che per tutto l'anno curerà assieme alle sue sezioni musicali conferenze introduttive all'opera per spiegarle ai propri coetanei.

"E' una bella occasione per poter far capire agli altri che andare a teatro è bello e che dobbiamo avere fame di cultura alla nostra età"

Presenti anche le autorità cittadine, dal sindaco Marco Bucci al governatore di Regione Liguria Giovanni Toti, entrambi hanno tenuto per sé la delega alla cultura ed entrambi contenti della fucina culturale del teatro. Ma poi anche i deputati neo eletti Ilaria Cavo e Luca Pastorino e il senatore Luca Pirondini. Toti eredità proprio da Ilaria Cavo la delega alla cultura e si è detto felice per "il teatro gremito di persone, soprattutto di tanti giovani: significa che la cultura cittadina è più vivace che mai e che la cultura interessa anche le scuole, in un lavoro di sinergia che sta già dando ottimi risultati". 

 

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