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Sfide su infermieri e medici mancanti, liste d'attesa e pronto soccorso sotto pressione
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di Tiziana Oberti

Il 2026 della sanità ligure si potrebbe sintetizzare come un "anno zero". Il 1 gennaio è scattata ufficialmente la riforma fortemente voluta dal presidente della Regione Marco Bucci. Due le novità principali: la nascita dell'Agenzia per la tutela della salute Liguria (Ats), che unifica le cinque Asl liguri in un'unica struttura centralizzata per razionalizzare governance e spesa, con a capo Marco Damonte Prioli, trasformando le vecchie Asl in aree distrettuali dirette da un responsabile territoriale. E la creazione dell'Azienda metropolitana ospedaliera (Aom), guidata da Monica Calamai, che gestirà il Policlinico San Martino, il Villa Scassi, il Galliera (pur con una sua autonomia) e il futuro ospedale degli Erzelli, una volta realizzato. Ogni ospedale avrà un direttore di plesso.

La maggioranza la presenta come uno strumento per razionalizzare le spese e liberare risorse per l'assistenza, mentre sindacati e opposizioni la definiscono una "controriforma" che non affronta liste d'attesa e carenza di personale, allontanando ulteriormente le decisioni dai territori.

Bucci a Terrazza spiega la riforma della sanità approvata in giunta: "Non è per risparmiare"

Questa riforma deve confrontarsi con un sistema sanitario sotto pressione, specialmente in una regione come la Liguria, dove Genova è l'area più anziana d'Europa, con un disavanzo consistente e una fuga di pazienti verso altre regioni. Tra i nodi critici: 800 infermieri mancanti, pronto soccorso sotto organico, medici over 60 in uscita dal sistema sanitario, specialità deserte fino al 60% (come la medicina d'urgenza), liste d'attesa ridotte del 90% per le priorità brevi ma persistenti in una regione con il 34% di over 65. E poi la gestione delle 32 nuove case di comunità da aprire entro marzo, grazie ai fondi Pnrr, e i cantieri dei nuovi ospedali liguri.

La grande fuga dal pronto soccorso

Nei principali ospedali genovesi, i pronto soccorso restano sotto pressione, con molti accessi impropri e tempi di permanenza in barella (il cosiddetto "boarding") che possono protrarsi per giorni prima del ricovero. Le aree di emergenza lamentano carenze di personale e condizioni di lavoro al limite della sicurezza, per operatori e pazienti.

La crisi nazionale dell'emergenza-urgenza coinvolge anche la Liguria: a livello nazionale, il 40% degli accessi è di bassa priorità; la società italiana di medicina d'emergenza-urgenza rileva che il 69% dei pronto soccorso è sotto il 75% dell'organico a gennaio (con il 30% dimezzato), anche per i contratti dei gettonisti non più prorogabili su indicazione del ministro della Salute Orazio Schillaci.

Tra le cause della "grande fuga" dal pronto soccorso: burnout da turni eccessivi, aggressioni al personale e prospettive di carriera – anche economiche – più allettanti all'estero.

Infermieri e medici in cronica carenza

In Liguria mancano 800 infermieri (200 persi solo nel 2024), il 27% è over 55; l'università ne laurea 280 all'anno, ma non bastano a coprire pensionamenti e nuove attività, come le case di comunità.

Si contano 163 medici di medicina generale mancanti, con metà over 60. L'età media nel sistema sanitario nazionale è 57 anni; post-pandemia, cinquemila sanitari italiani sono emigrati in Svizzera, dove gli stipendi sono più alti del 20%.

Specialità come medicina d'emergenza, anatomia patologica, psichiatria e radiologia restano vacanti fino al 60%, per turni usuranti e salari bassi; il 17% dei concorsi va deserto.

Liste d'attesa: riduzioni significative, ma sfida continua

Le liste d'attesa per visite specialistiche e diagnostica restano un nodo contestato, con prenotazioni che slittano per mesi nelle prestazioni non urgenti. Nel 2025, le prestazioni brevi (entro 10 giorni) sono calate del 90%: secondo il presidente Bucci, solo il 10% non riceve risposta entro i termini, e per questi è attivo un percorso di tutela.

In questo quadro persiste la mobilità sanitaria "in fuga": ogni anno migliaia di liguri si curano fuori regione, con un saldo economico negativo di decine di milioni di euro.

Corsia di ospedaleUna riforma che si deve confrontare con un sistema sanitario sotto pressione, specialmente in una regione come la Liguria, dove Genova è l'area più anziana d'Europa

Disavanzo e sistema finanziario fragile

Nonostante gli stanziamenti aggiuntivi, il bilancio della sanità regionale resta in rosso, con un disavanzo che va dai 19 milioni annunciati dal presidente Bucci ai 200 denunciati dalle opposizioni. Quello che è certo è che il sistema finanziario sanitario è fragile ed è chiamato a tenere insieme il contenimento dei costi e il mantenimento dei livelli essenziali di assistenza.

Riqualificazione della rete ospedaliera

In Liguria è in corso un profondo riassetto della rete ospedaliera, con nuovi presidi e interventi di riqualificazione, sostenuti da ingenti investimenti pubblici e para-pubblici.I cantieri già aperti sono:

  • Alla Spezia il nuovo ospedale del Felettino, avviato da quasi un anno: entro Pasqua 2026 saranno visibili i primi due piani.

  • A Genova, proseguono i lavori del padiglione zero del nuovo Gaslini, con fine lavori nel 2026 e completamento della "Città della Salute" pediatrica entro il 2029.

  • A Pietra Ligure (Savona), imminente il cantiere per la riqualificazione del Santa Corona con un monoblocco da 400 posti letto, finanziato con 244 milioni statali.

In fase di definizione invece:

  • Nel Ponente, il nuovo ospedale unico di Taggia (Imperia) sostituirà i presidi obsoleti di Imperia, Sanremo e Bordighera: 618 posti letto, 371 milioni di investimento (in parte Inail).

  • A Genova, l'ospedale degli Erzelli (400 posti letto), aggiornato nel Piano socio-sanitario 2023-2025.

  • Sempre a Genova, il nuovo Galliera (404 posti letto): progetto definitivo pronto, gara d'appalto attesa a giugno nonostante contenziosi.

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