Commenti

Torna alla homepage
2 minuti e 30 secondi di lettura
di Luigi Leone

Il Casinò di Sanremo ha chiuso il 2025 con un incremento degli incassi pari al 13,4%, fermatisi a ridosso dei sessanta milioni. Per la precisione, sono stati 58,7 milioni di euro. Spesso è stato anche discusso per le sue posizioni politiche, ma non c’è dubbio che sotto la presidenza di Giuseppe Di Meco la casa da gioco sia tornata agli antichi splendori.

Una cosa, però, continuo a domandarmela fin dall’inizio, e sono ormai tanti anni, del mio mestiere di giornalista: per quale diavolo di motivo il Casinò non è mai stato un vero fiore all’occhiello del turismo ligure? Attenzione, non il turismo sanremese o imperiese, bensì quello dell’intera regione. Nel tempo, all’ombra della “casa bianca” (il nomignolo deriva dal colore delle mura esterne) si sono susseguiti personaggi da tutto il mondo, si sono volatilizzate autentiche fortune e altre se ne sono costruite, nel suo teatro è nato il Festival della Canzone e potrei proseguire per molto ancora.

Nonostante tutto ciò, compresi gli scandali che paradossalmente hanno contribuito a creare la leggenda del Casinò, esso non è mai stato davvero un cespite per quel formidabile volano economico chiamato turismo. Quando l’intero consiglio d’amministrazione, oltre a Di Meco ne fanno parte anche Sonia Balestra e Mauro Menozzi, licenzia una nota in cui manifesta soddisfazione per “aver dispensato un montepremi così ricco a beneficio dei visitatori” si dimostra consapevole del ruolo che la casa da gioco può recitare, sposando caccia alla fortuna e industria delle vacanze.

Altra domanda: perché non ci provano, allora, gli amministratori della casa da gioco? Semplicemente perché non tocca ad essi, prima che molte anime belle alzino il ditino. A loro compete tenere i conti in ordine, e visti i risultati sembrano riuscirci proprio, e mettere il Casinò nelle condizioni di essere il più spendibile possibile. Per carità, possono organizzare eventi, come già organizzano, per raccogliere visitatori e giocatori (le due cose non vanno sempre di pari passo: personalmente sono un amante dei Martedì Letterari, ma una roulette o una slot sono decenni che non le vedo), però il grosso toccherebbe ad altri.

Meglio: toccherebbe alla politica regionale. Genova è una città bella, bellissima. E’ la sesta in Italia ed è giusto quanto viene fatto per promuoverla nel mondo. In Liguria, però, non esiste solo Genova. E’ tutta la regione ad essere splendida e al netto degli impicci attuali per gli spostamenti, qualcuno mi dovrebbe spiegare per quale motivo difficilmente il Casinò di Sanremo entra negli itinerari turistici, che poi potrebbero completarsi, per rimanere a ponente della Liguria, con le meraviglie di Ventimiglia (basti pensare ai Giardini Hanbury), la pista ciclabile di Imperia, l’unicità del “budello” di Alassio (senza tralasciare il “muretto”).

A dirla tutta, insomma, sembra proprio che il Casinò abbia ripreso a smazzare incassi – non dimentichiamo che in Italia sono in tutto quattro, aggiungendo quelli di Venezia, Campione e Saint Vincent) – ma rimanendo un fenomeno legato a Sanremo o poco di più. Forse sarebbe ora che la politica, quindi prima di tutto la Regione, si accorgesse di quale patrimonio inespresso dispone.

Iscriviti ai canali di Primocanale su WhatsAppFacebook e Telegram. Resta aggiornato sulle notizie da Genova e dalla Liguria anche sul profilo Instagram e sulla pagina Facebook