Politica

Il presidente del consiglio comunale si dice pentito di non aver applicato il regolamento e di non aver ammonito i consiglieri che hanno contribuito a creare bagarre in aula rossa
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GENOVA - Il modello Genova arriva anche a Roma, che prende spunto e ne quintuplica l'effetto e l'esito. La rissa sfiorata a palazzo Tursi martedì scorso, tra scontri verbali e quasi fisici, si è riproposta alla Camera, ma con un finale degno del miglior Rocky Balboa. Tra calci, pugni e spintoni. Risultato? Una decina di deputati espulsi e una immagine pessima restituita ai cittadini, sempre più lontani dalla politica. Dal premierato all'autonomia di Montecitorio, ai diritti Lgbt dell'aula rossa in via Garibaldi a Genova. Temi da sempre divisivi, che hanno alzato il livello della tensione. Il confronto genovese sulla tutela della comunità arcobaleno si è trasformato in un botta e risposta sempre più incandescente tra i consiglieri di centrodestra e quelli di opposizione, che compattamente, dopo lo scontro tra il presidente del consiglio comunale Carmelo Cassibba e il capogruppo del Pd Simone D'Angelo, hanno deciso di abbandonare l'aula in segno di protesta. Cassibba ha avvisato D'Angelo di "stare molto attento", sono volate parole grosse fino a quando il presidente si è avvicinato fisicamente al segretario dem. Gesto che è stato placcato dall'assessore alla Sicurezza Sergio Gambino. Immagini non edificanti, che hanno contribuito ad accrescere un clima di tensione all'interno dell'aula. Carmelo Cassibba, intervistato da Primocanale, parte dal principio, dal motivo scatenante che ha portato a quella reazione.

"Sicuramente i video che sono girati e che avete mostrato non sono edificanti per un consiglio comunale e per l'istituzione che io rappresento, di questo mi scuso, per l'immagine che abbiamo trasmesso che non è quella corretta. Aggiungo che quel frangente è l'ultimo atto di una situazione che si è protratta ben a lungo anche precedentemente. Io avevo già interrotto pochi minuti prima con una capigruppo, per riportare un clima di confronto legittimo e democratico in aula ma tutto è rimasto incandescente e di fronte a reiterate prese di posizioni ed epiteti lanciati da una parte e dall'altra, purtroppo ha prevalso più l'aspetto umano e la passione con la quale svolgo il mio compito rispetto a quello che invece è il mio compito istituzionale. Ho tanti difetti e non mi manca il carattere ma non era mia intenzione, come detto o intitolato, che io volessi aggredire D'Angelo, lungi da me, volevo un chiarimento con la mia richiesta di mantenere un atteggiamento consono nell'aula e permettere a tutti di esprimersi liberamente. È il mio compito e sono per questo liberale e democratico, questo è il mio obiettivo, possono non piacere le opinioni ma tutti si devono poter esprimere liberamente".

Cassibba, è pentito dell'atteggiamento mostrato? Tornasse indietro lo rifarebbe?

"Sono dispiaciuto, la mia reazione è stata spropositata rispetto a quanto avvenuto, ho sbagliato e dovevo applicare il regolamento alla lettera, che prevede che io ammonisca i consiglieri che in maniera continua interrompono gli interventi dei colleghi. Dopodiché sarebbe scattato l'allontanamento dall'aula. Quello di cui mi pento è di non aver applicato in modo ferreo il regolamento".

Il tema affrontato nell'ex articolo 55 portato in aula dal capogruppo della lista Rossoverde Filippo Bruzzone, sulla comunità Lgbt, è da sempre divisivo. Non ritiene che i pensieri espressi (come quello della consigliera Gaggero di Fratelli d'Italia sul rischio deriva gender nei confronti dei bambini ndr) possano portare a reazioni forti? Legittima la protesta, nei modi educati ovviamente. Questo immagino che lei lo sappia?

"Chi fa politica sa che la passione prevale sul resto e a volte ci facciamo trascinare tutti. Sicuramente io devo dare il buon esempio, martedì non l'ho dato e me ne dispiaccio. Ho chiesto scusa perché bisogna avere un contegno istituzionale e comportarsi di conseguenza. Un conto è poter esprimere le proprie opinioni, che è un fondamento di un confronto democratico, altro è fare la morale o insultare da una parte all'altra i colleghi con epiteti poco edificanti, cosa che è avvenuta".

Presidente ha più sentito il consigliere D'Angelo? Avete due caratteri "peperini", vi siete chiariti? Pensa che quanto accaduto possa inclinare il vostro rapporto e il clima in aula?

"Io distinguerei i due piani. Sul piano politico chi ci segue sa che siamo in contrapposizione, in modo forte, con due caratteri simili che mal si conciliano. Altro discorso è il rapporto umano e con D'Angelo c'è massimo rispetto, spero e credo reciproco. Le racconto un aneddoto: durante la fine della capigruppo, intorno ore 12, prima del consiglio comunale, ci siamo fermati a chiacchierare sull'analisi delle elezioni europee in modo educato e pacifico, e credo molto interessante da parte di entrambi, per confrontarsi sulle tematiche, con ricadute anche a livello locale. Per me cinque minuti dopo quello che è successo, per quanto mi riguarda, si è trattato di un incidente chiuso. La minoranza ha deciso di abbandonare l'aula quando c'era da discutere della diga, è una scelta legittima che non condiviso, e mi spiace che non ci sia stata la possibilità di confrontarsi su un tema fondamentale per la città".

Che martedì si aspetta, il prossimo intendo. Glielo chiedo anche in riferimento all'incontro della minoranza con il prefetto, per denunciare un clima che perdura da tanti mesi, a detta loro. Che cosa si aspetta?

"Mi auguro che martedì riprendano i lavori così come previsto con l'ordine del giorno del consiglio comunale, spero ci possa essere un clima sereno e si possano ristabilire i ruoli di ciascuno con il rispetto reciproco. Giustamente la minoranza fa la minoranza, se hanno deciso di andare dal prefetto, è giusto così. È una loro prerogativa e aspetterò comunicazioni da parte della prefettura alla quale risponderò, eventualmente, sottolineando la mia posizione. Io come presidente sarò al mio posto, la porta del mio ufficio è sempre aperta, come lo è sempre stata, quando abbiamo discusso la documentazione per il consiglio comunale, oltre che sotto il profilo umano. La mia porta è aperta e a disposizione.

Cassibba, l'ultima cosa che le chiedo è questa: ha pensato di fare un passo indietro e di dimettersi dopo quanto accaduto?

"Non ne vedo proprio la necessità e nemmeno gli elementi minimi per fare un passo indietro, direi proprio di no".

 

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