Il primo giorno del Dpcm "ho tenuto le saracinesche alzate, ma nessuno è venuto a mangiare, ma ripeterò l’esperienza”. Ettore Purru è un ristoratore giovane e battagliero di Lavagna. Lui ha deciso di sfidare il Dpcm che impone la chiusura dei locali dalle 18 in poi. “Per dare un segnale forte, per evitare che la mia categoria muoia. Ho quattro dipendenti, quattro famiglie da mantenere, e il paradosso è che, avendoli assunti dopo la prima ondata, oggi non avrebbero diritto alla cassa integrazione. Io, come altri, ho perso oltre il 70 per cento dei miei affari. Pensate che tenevo aperto solo di sera, ora ho introdotto anche il pranzo con il menù operaio”. Ettore, che racconta di essersi anche auto denunciato a sindaco e forze dell’ordine, sa che rischia tanto tendendo aperto oltre l’orario delle 18: quindici giorni di chiusura, 4mila euro di multa, denuncia penale. “Ma me ne assumo la responsabilità. So che i controlli arriveranno”. E c’è da scommetterci anche perché un gruppo di amici e colleghi a cena ci andrà veramente “perché vogliamo dare sostegno alla sua iniziativa”, spiegano Paola, che ha una enoteca, e Patrizia, rappresentante di vini, altro settore dell'indotto colpito dal Dpcm, come decine di altri. Chi mangia al ristorante, che dovrebbe essere chiuso, se rispetta le norme del distanziamento sociale non rischia nulla. "Le sanzioni vanno al titolare", precisa la polizia locale.
9° C
LIVE
IL COMMENTO
-
Franco Manzitti
Sabato 29 Novembre 2025
-
Gian Enzo Duci*
Venerdì 28 Novembre 2025
leggi tutti i commentiNatale, cantieri, traffico, scioperi. Ecco a Genova la tempesta perfetta
Tassa sui crocieristi: rischia di allontanare le navi da Genova e di far perdere indotto