SALUTE E MEDICINA

"Ogni anno ci sono tra le 5 e 10mila vittime delle cosiddette 'morti secondarie per influenza'

Vittime Coronavirus, l'esperto: "Con l'influenza probabilmente sarebbero morti lo stesso"

martedì 25 febbraio 2020



GENOVA - "Ogni anno in Italia l'influenza è concausa di circa 7mila decessi, il Coronavirus invece ha portato a 2500 vittime in tutto il mondo. I numeri parlano chiaro, non è un'epidemia mortale". Parla così Matteo Bassetti, direttore della clinica di malattie infettive dell'ospedale policlinico San Martino di Genova. La situazione in Cina sta migliorando, “il numero dei guariti ha superato il numero dei nuovi contagiati”, spiega il virologo. Inoltre, nell’85% dei casi il virus si presenta in forma lieve, nel 15% in forma grave e solo nel 5% in forma critica con conseguente terapia intensiva.

Per quanto riguarda la situazione italiana, al momento i casi sono 222 i casi e 7 i decessi, ma “bisogna sempre guardare le condizioni dei pazienti deceduti. Tutte e 7 le vittime avevano anche altre patologie, quindi sarebbe più opportuno parlare di Coronavirus come concausa non come causa diretta. Se queste persone fossero state colpite dall’influenza, probabilmente avrebbero avuto lo stesso esito”.

Bassetti invita a evitare allarmismi eccessivi e informazioni a sproposito. Per quanto riguarda il paragone tra Coronavirus e influenza, il virologo spiega: “Non è facile dire quanti siano i decessi per l’influenza perché attualmente c’è una grande attenzione per il Coronavirus e una sopravalutazione del suo impatto, mentre per l'influenza non c’è mai stata questa attenzione”. Però i dati parlano chiaro, “ogni anno in Italia ci sono tra i 5 e i 7 mila morti per le cosiddette 'morti secondarie per influenza’: quindi l’impatto è significativo. Ad oggi l’epidemia di Coronavirus nel mondo ha causato circa 2500 decessi, cioè quanti l’influenza ne causa in qualche settimana solo nel nostro Paese”.

In Italia non c’è un’epidemia ma si tratta di “cluster epidemici in determinate aree ristrette” spiega il virologo. La risposta della Regione e di Alisa all’emergenza nazionale è stata puntualissima: “siamo stati il primo centro in Italia ad avere il test per il Coronavirus dopo l’ospedale Spallanzani di Roma. Siamo stati pronti con una task force d’eccellenza e ci

siamo uniti quando il problema riguardava solo alcuni esperti. Siamo organizzati, se arrivasse un caso in Liguria sappiamo affrontarlo e non c’è bisogno di allarmarsi”.

I casi in Lombardia e Veneto hanno fatto sorgere domande sulle misure di prevenzione. “Certamente qualche cosa non ha funzionato. Si sono messe in atto misure più di facciata che di sostanza. Era necessaria la quarantena per tutti coloro che arrivavano dalla Cina, non serve a niente misurare la temperatura una volta scesi dall’aereo. In conseguenza ai numeri di contagiati c’è stata una over reaction: tamponi a tutti, e certamente più tamponi effettui più trovi positività, anche nelle persone asintomatiche con forme lievissime”.

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