IL COMMENTO


Roccaforti rosse e ondata arancione, ecco perché il voto nel levante sarà un test in vista delle regionali

di Andrea Scuderi

martedì 12 marzo 2019
Roccaforti rosse e ondata arancione, ecco perché il voto nel levante sarà un test in vista delle regionali

Dopo aver conquistato negli ultimi due anni La Spezia e Sarzana, feudi storici della sinistra ligure, c’è una prova d’appello per il partito democratico che nell’estremo levante ha sempre fatto il pieno di consensi, prima della débâcle degli ultimi anni. Certamente Arcola, Castelnuovo Magra, Varese Ligure e Monterosso non si possono considerare comuni della stessa valenza del capoluogo o della stessa Sarzana, ma dalle elezioni amministrative del prossimo 26 maggio potrebbero arrivare indicazioni molto interessanti, sia per il partito democratico, sia per il centro destra, anche in vista delle regionali del 2020.

Se Toti e la Lega dovessero aggiudicarsi altri comuni della provincia spezzina, in Val di Vara, nelle Cinque Terre e nella riviera, ma soprattutto in Val di Magra, potrebbe essere il segnale definitivo di una sconfitta del Pd con effetti che sarebbero inevitabili anche nel 2020. Se invece il centro sinistra riuscisse a contenere l’urto totiano e salvininano che negli ultimi anni ha spazzato via tutte le roccaforti più rosse della Liguria, potrebbe diventare un campanello d’allarme per lo stesso governatore e tutto il centro destra.

In alcuni comuni della val di Magra i candidati del centro sinistra 5 anni fa ottennero percentuali vicine o superiori al 70%, cose bulgare insomma. Ma i tempi sembrano cambiati. E sono in molti a sostenere che a maggio sarà tutt’altra musica.

Tra questi c’è l’assessore regionale Giacomo Giampedrone, fedelissimo di Toti, uomo di punta degli arancioni in val di Magra: “Partiamo con appena 4 comuni su 18 in mano al centro destra – dice – e dopo la tornata elettorale sono convinto che avremo una situazione più favorevole”.

Sempre dal consiglio regionale, sull’altra sponda, c’è il renziano Yuri Michelucci: “In alcuni comuni abbiamo già definito alleanze ampie, come a Bolano e Castelnuovo. Sui territori la visione del centro sinistra ci mette tutti assieme in opposizione a questo centro destra, sempre più verde e sempre meno arancione”. Chi saranno le forze che si affiancheranno al Pd? Alla Spezia sta costruendo un progetto Italia in Comune, il movimento che fa riferimento all’ex sindaco di Parma Federico Pizzarotti. Il consigliere regionale Francesco Battistini (come il primo cittadino emiliano, anche lui ex 5 stelle) spiega che “Il campo è quello del centro sinistra, stiamo dialogando con altre forze politiche e vogliamo raggiungere obiettivi insieme”.

Insomma la sfida è aperta, ma entrambi gli schieramenti devono fare i conti anche con i problemi interni.

Il primo – per il centro destra - si chiama Forza Italia che non vuole liste civiche in appoggio ai candidati di centro destra. Ma Toti è pronto a rendere più organico il movimento arancione. Cosa accadrà alle prossime comunali? E alle regionali del 2020? Giampedrone si mostra sereno: ““Sposiamo il modello Toti per cercare di ribaltare le amministrazioni dove al momento non governiamo. Il 22 presenteremo quasi tutti i candidati a sindaco condivisi da tutto il centro destra, ad eccezione di alcune singole vicende per questioni di carattere locale”. Gli azzurri contrari ai movimenti civici? Giampedrone non ha dubbi: “Amministriamo l’85% dei comuni liguri, 4 anni fa erano il 30% I risultati parlano chiaro. Berlusconi lo capisce”.

Nel partito democratico spezzino (“il più renziano di tutti” lo definisce provocatoriamente lo stesso Giampedrone), potrebbero esserci ancora strascichi, legati al successo di Zingaretti alle primarie. L’anima vicina all’ex premier occupa ancora i posti di comando della segreteria, la contrapposizione tra i big Raffaella Paita e Andrea Orlando è forse in fase dormiente, ma le forti tensioni degli ultimi anni potrebbero riaffacciarsi. “Bisognerà superare le tante liti interne e i personalismi – è convinto Michelucci – sui contenuti troveremo quella sintesi che ci chiede il nostro popolo”.

Benché nei piccoli comuni non siano riusciti mai a brillare, non vanno dimenticati i 5 stelle, anche se a livello locale spesso non hanno neppure presentato una lista ufficiale. La consigliera regionale Alice Salvatore non si sbottona: “Liste nei comuni medi o piccoli? Non possiamo rivelarlo, per ora. Aspettiamo prima di fare annunci. Per il momento è presto per vedere i risultati del cambiamento in atto nel movimento. Alle amministrative comunque vedremo le liste di cittadini che si sono preparate sull’onda dell’approccio tradizionale”.

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