POLITICA

Scelta su Rousseau? "Penso addirittura che neanche ci arriveremo"

Regionali, Crucioli: "M5s e Pd non hanno abbastanza coraggio per andare fino in fondo"

di Giuseppe Sciortino

domenica 16 febbraio 2020

L'assemblea degli iscritti al M5s ha scelto di proporre il voto sulla piattaforma Rousseau per allearsi o meno con il centrosinistra alle elezioni regionali in Liguria. Ma spettera' a Crimi decidere se questa e' la strada da adottare o meno. Qualora venisse adottata potranno votare solo gli iscritti al Movimento in Liguria. L'intervista di Giuseppe Sciortino al senatore Mattia Crucioli subito dopo la conclusione della riunione.


GENOVA - Dalla Liguria sale il pressing filo-Pd sui vertici del Movimento 5 Stelle. In una lunghissima assemblea che ha coinvolto a Genova dagli attivisti ai portavoce nazionali e parlamentari è soprattutto la posizione di chi vuole le alleanze a farsi sentire e lo strumento per piegare chi pretende la corsa solitaria è il voto online sulla piattaforma Rousseau. Voto che, tuttavia, finora il reggente Vito Crimi ha escluso (LEGGI QUI)

La decisione sulla Liguria ha una duplice importanza. Il sì al Pd renderebbe consequenziale la candidatura di Ferruccio Sansa e, allo stesso tempo, potrebbe trascinare anche la Campania sulla stessa linea. Una linea che, all'interno del Movimento, vede tuttavia ancora un nocciolo duro contrario, quasi interamente identificabile con l'ala dimaiana.

Nelle prossime ore il facilitatore regionale per gli Affari interni, Marco Mesmaeker, presenterà la sua relazione a Crimi con la sintesi di un sentiment che dall'assemblea esce con un dato chiaro: i pentastellati liguri vogliono che ci sia un voto online su cosa fare. Presente all’incontro anche il senatore Mattia Crucioli.

“E’ stata una giornata molto interessante. Ho ascoltato tante opinioni, anche molto diverse tra loro, ma comunque declinate in maniera civile e con grande rispetto delle opinioni altrui. Riunione partecipata, c’erano almeno 200 persone, il cui tema in realtà non era decidere ma confrontarsi per dare modo poi al facilitatore Mesmaeker di fare un verbale da consegnare poi al nostro capo politico Vito Crimi affinché possa prendere la decisione migliore per il Movimento 5 Stelle”.

Con quali strumenti il facilitatore si farà portavoce delle istanze e dell’orientamento della riunione, come sintetizzerà il cosiddetto ‘sentiment’?

“Ciascuna delle persone che ha chiesto di intervenire ha detto come la pensava. Non è stato un vero e proprio voto ma una espressione in un senso o nell’altro c’è stata. Entro nello specifico: molti hanno detto proprio che vorrebbero un voto vero e proprio sulla questione di aprire il nostro programma ad altre forze politiche mettendo questa possibilità su Rousseau. Tra quelli, non è detto che tutti vogliano l’alleanza con altre forze politiche. Loro dicono che Rousseau è un buon modo per decidere, un modo di democrazia diretta che ci contraddistingue rispetto agli altri. C’è chi invece ha detto ‘per noi la questione è chiusa, il M5s deve andare da solo’ senza neanche porre il caso di metterlo in votazione su Rousseau. In questo senso la verbalizzazione può rappresentare il sentimento di quelli che si sono riuniti. L’unica lamentela, condivisa da me e da tanti altri, è quella per cui tutto questo si poteva fare anche un po’ prima, la tempistica è molto stretta”.

Siamo in zona cesarini anche per eventuali alleanze…

“Questa tempistica regala comunque un vantaggio agli avversari, soprattutto sul tempo che poteva essere utilizzato per la campagna elettorale”.

Gli interventi alla riunione sono stati una settantina, ognuno ha parlato per circa 2 minuti e mezzo…

“Non tutti hanno parlato perché in sala c’erano circa duecento persone. Quelli che hanno chiesto la parola sono stati poco più di settanta e dai conti che ho fatti io almeno una quarantina di partecipanti si sono espressi in maniera abbastanza decisa per avere la possibilità di votare la questione su Rousseau, invece 33 o 34 preferisco non dare questa possibilità per andare direttamente alle elezioni regionali in Liguria da soli”.

C’è forse una spaccatura tra parlamentari e consiglieri da un lato che sostengono la possibilità di un’alleanza e la base dura-e-pura contraria a eventuali commistioni?

“Non so dire se effettivamente ci sia una cesura netta in queste condizioni, credo che la questione sia più trasversale perché comunque ci sono pro e contro in ognuna delle scelte. Sono legittime entrambe le posizioni. Quello che è veramente importante, e lo ribadisco ancora una volta, è la possibilità di votare su Rousseau. Noi siamo l’unica forza politica che ha questo strumento che non sempre è stato utilizzato bene, ma che è veramente caratterizzante. Abbiamo la possibilità di fare entro 48 ore un sondaggio reale, certificato da notai e società terze, che dia l’indicazione al portavoce di dire come la pensa sulla base della volontà degli iscritti. Questa è la cosa veramente importante. Ed è la cosa che farebbe in modo che qualunque soluzione debba essere accettata. Una volta che viene votata una soluzione, nessuno la metterà in discussione. Il problema è se non si mette al voto”.

Una riunione come questa il M5s di qualche tempo fa l’avrebbe trasmessa in diretta streaming, ora invece si preferiscono le discussioni a porte chiuse…

“Non so che cosa abbia portato l’organizzatore della riunione al Cap a evitare la diretta streaming. Se fosse stata chiesta prima la mia opinione avrei detto che sarebbe stato meglio una riunione aperta anche al pubblico, o comunque con lo streaming, perché non c’era nulla di segreto ed è stato detto tutto in buona fede e senza astio nei confronti di chi la pensava diversamente. Come metodologia il M5s penso che debba seguire sempre quella della massima trasparenza e della massima pubblicità”.

Quanto avviene in Liguria nel M5s va inserito nel discorso più ampio di assetti in via definizione in vista degli Stati generali che sono stati annunciati?

“In qualche misura sono due questioni che si intersecano, non sono completamente autonome l’una dall’altra. La discussione sullo scontro tra l’anima possibilista su una maggiore apertura e l’altra che invece vuole andare da sola, di cui parliamo per la Liguria ma che vale per altre regioni e - con toni più accesi - soprattutto in Campania, si interseca con quella a livello nazionale perché anche lì c’è chi dice che si potrebbe pensare a una condivisione più profonda di temi sistematizzando anche in comuni e regioni un percorso comune per realizzare cose che permettano di migliorare la qualità di vita dei cittadini. Anche correndo insieme. Una situazione che, a livello sistematico, potrebbe essere portata all’attenzione degli Stati generali”.

La Liguria è quindi un tassello all’interno di dinamiche più ampie…

“Sicuramente la Liguria può essere un esempio virtuoso. Un esempio che, soprattutto se fosse vincente, potrebbe essere di buon auspicio per la realizzazione di qualcosa a livello nazionale che prenda ciò che di meglio ha il M5s e ciò che di meglio ha – ad esempio – il Partito Democratico o comunque un campo allargato di centrosinistra. Chi è ben conscio della propria identità non ha paura di confrontarsi e fare degli accordi sui programmi perché sa che cosa vuole e sa che cosa lo distingue da quelli che possono essere gli alleati di governo”.

Dopo la riunione, quale mozione vincerà secondo lei tra chi vorrebbe aprire una trattativa perlomeno col Pd o chi invece preferisce un percorso solitario?

“Intanto tengo a sottolineare che sarebbe una alleanza non a qualunque costo, ma sarebbe un’apertura per iniziare un dialogo per vedere se c’è la possibilità. Temo però che non ci sia abbastanza coraggio né nel M5s, né nel Pd, per andare fino in fondo in questa visione. Quindi temo che il Movimento perda questa occasione”.

Con o senza Rousseau?

“Penso addirittura che non arriveremo neanche su Rousseau. Nel noto incontro romano (del 10 febbraio, ndr - LEGGI QUI) ci è stato detto che per avere il voto su Rousseau sarebbe stata necessaria una schiacciante maggioranza di persone che lo chiedevano. In realtà i dati della riunione parlano di maggioranza seppur non schiacciante, qualunque cosa voglia dire questa definizione. E’ il fatto per cui non mi sono trovato d’accordo con l’impostazione data dal nostro capo politico. Ma anche se si andasse su Rousseau ho la sensazione che comunque la maggioranza degli iscritti potrebbe indicare la strada di andare da soli. In quel caso, rispetterei la decisione di buon grado. Invece l’imposizione dall’alto mi starebbe meno bene”.

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