CRONACA

Scrivono i giudici del Riesame "dei reali vizi accertabili"

Ponte Morandi, la procura di Genova ipotizza anche il reato di crollo doloso

venerdý 18 dicembre 2020
Ponte Morandi, la procura di Genova ipotizza anche il reato di crollo doloso

GENOVA - Per il crollo del Morandi, avvenuto il 14 agosto 2018 e costato la vita a 43 persone, la Procura di Genova ipotizza anche il reato di crollo doloso. Le nuove accuse, secondo quanto riportano stamane diversi quotidiani, arrivano sulla base dello sviluppo delle indagini sulle barriere antirumore "difettose".

Le altre accuse sono attentato alla sicurezza dei trasporti, falso, disastro colposo e omicidio colposo plurimo. E il reato doloso, rispetto a quello colposo, ha pene molto più severe, viene precisato. Per contestare il crollo doloso serve un fatto diretto. E per i pm quel fatto è la mancata manutenzione e gli atti falsi. La scorsa settimana dall'analisi delle carte del tribunale del Riesame era emerso come la Procura contestasse anche il reato di falso.

Anche questa nuova imputazione - così come il crollo doloso - è stata messa nera su bianco dei giudici nello spiegare perché le intercettazioni telefoniche effettuate proprio nell'indagine per il viadotto crollato siano rilevanti anche per le barriere fonoassorbenti, filone di inchiesta, quest'ultimo che nei giorni scorsi aveva portato agli arresti domiciliari l'ex ad di Autostrade per l'Italia (Aspi) e Atlantia, Giovanni Castellucci, l'ex direttore delle operazioni centrali di Aspi Paolo Berti e Michele Donferri Mitelli, ex direttore delle manutenzioni di Aspi. Gli ex vertici di Autostrade secondo l'accusa avevano messo in atto falsi rapporti. Intanto emerge che Donferri Mitelli e Berti, dopo il crollo del Morandi furono promossi "per non accusare Castellucci. Il primo fu mandato in una società spagnola controllata dai Benetton, il secondo venne destinato a occuparsi di appalti per Aeroporti di Roma spa.

Dalle carte del tribunale del Riesame emerge che le intercettazioni telefoniche effettuate proprio nell'indagine per il crollo di ponte Morandi siano rilevanti e utilizzabili anche per l'indagine sulle barriere fonoassorbenti. Erano state infatti autorizzate, "con riferimento al reato di falso, oltreché di disastro colposo, crollo doloso e attentato alla sicurezza dei trasporti per la ripetizione della falsa reportistica conseguente all'assenza di reali ispezioni ed alla sottovalutazione - scrivono i giudici del Riesame - dei reali vizi accertabili, determinante il falso affidamento sulle condizioni di salute del ponte, rafforzato dall'ulteriore falsa reportistica afferente alla valutazione di sicurezza richiesta dall'Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri 3274/2003".

Il fine, dicono i giudici del Riesame, è comune nei procedimenti sia sul crollo del ponte che sulle barriere antirumore e negli altri fascicoli aperti: "Coprire omissioni e condotte già tenute tese a risparmiare denaro nella manutenzione e nell'adeguamento delle strutture autostradali, nell'interesse di una maggiore distribuzione di utili". In tal caso, sottolineano i giudici, riferendosi al disastro del Morandi, "il crollo si realizzava, causando numerosissimi morti".



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