CRONACA

Genova ricorda le 43 vittime

Ponte Morandi, i familiari delle vittime: "Ricordare per non commettere gli stessi errori"

venerdý 14 agosto 2020



GENOVA - “Senza memoria si commetteranno ancora gli errori del passato e questa giornata deve servire a fermare l’oblio che cala quando si commettono gravi errori. Il monumento della Radura della Memoria deve essere completato nel nome del rispetto, della memoria e della giustizia, sono queste le parole che dovremo ricordare per poter di nuovo guardare al futuro" così Egle Possetti, portavoce del Comitato in ricordo delle vittime del Ponte Morandi e sorella di Claudio, vittima del crollo insieme al marito e ai due figli Manuele e Camilla.

"Il ponte Genova San Giorgio è una rinascita per la città, ma solo un piccolo passo per risalire dalla voragine in cui è precipitata l’Italia. L'arroganza profonda da parte di chi ha gestito il ponte e non ha chiesto scusa, che ha detto di essere stato trattato come una cameriera". Aggiunge Possetti, gestore "che ha millantato manie di persecuzione per non avere potuto costruire il ponte. Per fortuna questa ultima assurda richiesta di ricostruire è stata stracciata dalla corte costituzionale. Questo è un nuovo inizio ma non basta: abbiamo bisogno che anche agli occhi di tutto il mondo ci possa essere un nuovo risveglio".

Una riflessione anche sulle vicende giudiziarie: "La giustizia è determinante ed è un deterrente per nuove tragedie. Chiediamo giustizia e andare avanti a testa alta pretendendo quello che ci spetta come cittadini. Vogliamo delle autostrade sicure, efficienti, e nel nostro piccolo continueremo a vigilare affinché la nostra disperazione possa essere trasformata in un nuovo pezzo di rinascita. Dovremo essere in grado di mettere all’angolo un sistema marcio, che ha permesso il crollo di un ponte nel 2018. Le parti lese stanno ancora attendendo una giustizia che forse non arriverà mai, non possiamo più ammettere assurdi tentativi di mistificazione della realtà" conclude citando lo scrittore statunitense Washington Irving, C'è qualcosa di sacro nelle lacrime, non sono un segno di debolezza, ma di potere. Sono messaggere di dolore travolgente e di amore indescrivibile.

"Per noi sono sempre le 11,36 del 14 agosto 2018" così Giuseppe Matti Altadonna, papà di Luigi, una delle 43 vittime della tragedia di ponte Morandi. "E' una giornata di memoria e tanta tristezza. La prima cosa è il desiderio di giustizia, un grazie a tutta la cittadinanza che ci è vicina in questi momenti. Non doveva succedere, quel ponte si poteva evitare di farlo cadere".

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