IL COMMENTO


La rivoluzione francescana a Genova, un frate al posto del cardinale Bagnasco

di Franco Manzitti

venerd́ 08 maggio 2020
La rivoluzione francescana a Genova, un frate al posto del cardinale Bagnasco

Era una mossa attesa, ma forse non in questi tempi cupi di epidemia, con le chiese vuote e l’annuncio appena dato di un ritorno delle messe con pochi fedeli, le acquasantiere vuote e la comunione distribuita con i guanti. Il papa Francesco sconvolge tutta la tradizione genovese e al posto del cardinale arcivescovo Angelo Bagnasco, 77 anni, a Genova dal 2007, già presidente della Cei e ancora presidente della Conferenza Episcopale Europea, un porporato al 100 per cento nella sua formalità spesso un po’ rigida . Manda un frate francescano, Marco Tasca, 63 anni, già ministro generale dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, nato in provincia di Padova, praticamente il 119 esimo successore di san Francesco.

ECCO CHI E' MARCO TASCA, IL VESCOVO CON I SANDALI

Così il saio sobrio, il cordone bianco e i sandali a piedi nudi di un frate arrivano a sostituire la porpora, lo zucchetto, l’anello e tutti i paramenti con la croce sul petto della gloria cardinalizia. Frate Tasca è stato annunciato in mattinata nella sala dell’Episcopio di fianco alla Cattedrale di san Lorenzo, alle 12 in punto, quando hanno suonano le campane, con la data del suo arrivo che seguirà la sua ordinazione a vescovo, un passaggio necessario, ma anche molto significativo. Nell’era moderna non era mai successo che un vescovo fosse nominato a Genova senza prima essere già stato consacrato con tutte le insegne da pastore di una diocesi.

E’ anche questa una rivoluzione per la Chiesa genovese, nella quale, risalendo da Bagnasco indietro nel tempo, molto indietro, l’arcivescovo nuovo arrivava sempre già potendo impugnare il bastone pastorale e calzando sulla testa la mitria. Bagnasco era arrivato  a Genova  dopo essere stato vescovo a Pesaro e poi Ordinario Militare. Sarebbe stato nominato Cardinale dopo un anno. Prima di lui Tarcisio Bertone arrivò già con tutte le stimmate da vescovo, già prenotato per la porpora, come il suo grande predecessore Dionigi Tettamanzi, che era il segretario dalla Cei e come Giovanni Canestri, successore del cardinale principe Giuseppe Siri dopo il suo regno di 45 anni,  dalla curia di Cagliari dove anche lui era già vescovo. Ed anche Siri fu consacrato vescovo prima di sostituire nella cattedra di san Lorenzo, per la quale già si prodigava, il cardinale Boetto.

Insomma prima vengono i segni, con l’ipotesi di una consacrazione ai tempi del Covid, magari sul sagrato di una chiesa semideserta e a piedi nudi, niente di più francescano, e poi la sostanza di una vera rivoluzione, e non solo perché frate Tasca sostituisce un cardinale tra i più importanti del Conclave, pensionato dopo quai tre anni di prorogatio e certifica probabilmente un fatto veramente nuovo per la Chiesa genovese, che non avrà più un cardinale alla sua testa.

Bisogna risalire nei secoli per trovare una situazione simile, non certo l’unica nell’epoca di papa Francesco, che non ha imposto la berretta cardinalizia né al patriarca di Venezia, tra l’altro un genovese, Francesco Moraglia, né a quello di Palermo. Quelle sedi erano sempre state cardinalizie, ma si sa che il papa venuto dal “mondo alla fine del mondo” sceglie i principi del suo Sacro Collegio preferibilmente dagli angoli più lontani della Terra, cercando i tratti di una chiesa più universale e meno romano e italiano centrica.

Bagnasco aspettava da tempo di lasciare e si era in qualche modo preparato al passo di addio, che non è totale perché resterà arcivescovo emerito e continuerà a presiedere la Conferenza Europea dei vescovi. Andrà ad abitare in un sobrio appartamento per preti anziani dietro la stazione ferroviaria di Brignole, continuerà a viaggiare per il suo incarico  europeo e sarà sempre presente nella “sua” chiesa. Infatti dopo tanti cardinali “stranieri”, che lasciavano la città alla fine del loro mandato, egli rappresenta una identità indigena, essendo un figlio dei caruggi genovesi.

I dieci anni passati a presiedere la Cei, un incarico gravosissimo, lo hanno tenuto un po’ lontano da Genova nel suo ministero. Certamente negli ultimi tempi c’era stato un certo avvicinamento non solo spirituale, ma anche umano, anche perché la Chiesa di Bagnasco era stata molto coinvolta nella tragedia del ponte Morandi e in prima persona il cardinale era stato presente nella grande sofferenza della città ed anche ultimamente nella sciagura dell’epidemia di Covid i preti genovesi e lui stesso avevano insistito per una ripresa dei riti religiosi.

E’ stato un cardinale longevo a Genova, dopo Tettamanzi e Bertone, che avevano avuto episcopati rapidi, richiamati a grandi ruoli nella Chiesa, l’uno come arcivescovo di Milano, l’ altro addirittura come  Segretario di Stato di papa Ratzinger. Ma anche Bagnasco non è stato “solo” un pastore genovese per il suo ruolo di capo dei vescovi italiani e poi europei. Si sosteneva che avesse davanti agli occhi sempre l’immagine di Siri, che lo aveva consacrato sacerdote e con il quale aveva iniziato la sua carriera nelle parrocchie di Genova: uno stile formalmente ineccepibile, una eleganza del ruolo, una centralità anche nelle vicende laiche della città, che l’uno e l’altro amavano.

Ambedue parlavano spesso il dialetto zeneise. Ma il paragone si ferma qui. Siri era stentoreo nei toni, un “campione” del fronte conservatore, forgiato nella sua distanza dalle rivoluzioni del Concilio Vaticano II, un predicatore caldo e affascinante. Bagnasco era meno teologico, meno “caldo”, ma non certo più lontano dalla gente. Del frate-vescovo che lo sostituisce, con un tempo un po’ a sorpresa, si sa che il segno del suo arrivo è quello di una novità forte per Genova e non solo per la sua Chiesa. E’, appunto, un frate, molto vicino ai giovani, un francescano puro, predicatore di grande capacità, nato in provincia di Padova, con quel lungo incarico dal 2007 al 2019 nell’Ordine dei Frati Conventuali. Tutt’altro rispetto al curriculum con il quale erano arrivati in san Lorenzo, la cattedrale tra i caruggi genovesi, i suoi predecessori.

Il suo nome era assolutamente inatteso e smentisce le voci che da mesi, se non anni, si inseguivano sul possibile successore di Bagnasco. Era atteso Francesco Moraglia, appunto il patriarca di Venezia, genovese del quartiere di Castelletto, qualcuno aveva pronosticato Franco Viola, un altro francescano di Assisi, oggi vescovo di Tortona, grande e trascinante predicatore. Si faceva anche il nome del giovane vicario di Bagnasco stesso, il vescovo Nicolò Anselmi, un altro genovese, già responsabile con Bertone e Ratzinger, della pastorale giovanile in Vaticano.

Papa Francesco ancora una volta ha spiazzato tutti.  Arriva un frate, sarà a piedi nudi e con i sandali nella città sofferente, cambierà molto nella chiesa e non solo. Genova saluta la porpora cardinalizia e aspetta nelle sue chiese, pronte a riaprirsi alle messe finalmente, il nuovo pastore e le sue mosse francescane.           

Commenti


I NOSTRI BLOG

Grif House
Samp Place