PORTI E LOGISTICA

A Riva Trigoso 2500 lavoratori, non si sa se ci sarà una manifestazione. Il nodo degli stranieri

Green pass, Fincantieri: "Controlleremo uno per uno prima dell’ingresso negli stabilimenti"

di Elisabetta Biancalani

giovedì 14 ottobre 2021



SESTRI LEVANTE - Alla vigilia dell’entrata in vigore delle nuove regole sul green pass nei luoghi di lavoro, e mentre il mondo portuale, almeno la parte no green pass, è in piena rivolta e si appresta ad iniziare lo sciopero ad oltranza nonostante la disponibilità di alcuni terminalisti a fornire gratuitamente i tamponi, ecco che alla Fincantieri (vediamo il caso di Riva Trigoso a Sestri Levante, settore militare, ma il discorso vale per tutti gli stabilimenti italiani) chiarisce senza mezzi termini quella che sarà la disciplina seguita negli stabilimenti, che tradotto significa il rispetto della legge: “Controlli massivi prima della timbratura del cartellino – spiegano dal quartier generale – cioè nessuno potrà timbrare e accedere allo stabilimento senza green pass”. Poco spazio a equivoci, in piena regola con quanto previsto dal Governo.

E neppure allestimento di punti tamponi per i lavoratori, né a pagamento né gratuiti. I numeri: alla Fincantieri di Riva Trigoso ci sono 800 lavoratori diretti ma con l’indotto si arriva a 2500 “di cui stimiamo che gli stranieri siano circa 800, molti dei quali hanno tramponi validi nei loro paese ma non roconosciuti dallo Stato italiano, come lo Sputnik” spiega Alessandro Buffa, Rsu Uil, il sindacato più rappresentativo alla Fincantieri di Riva Trigoso e del Muggiano (e l'unico che oggi parla con Primocanale). “Non sappiamo ancora, e lo sapremo solo domani, quanti lavoratori siano in possesso del green pass e non sappiamo neppure, ad oggi, se ci sarà una protesta ai cancelli. Io sono a favore dei vaccini ma anche della libertà e credo che lo Stato dovrebbe farsi carico dei tamponi, perché si deve garantire la libertà di tutti. Anche perchè qui nel Tigullio c’è un’altra questione, cioè non ci sono tante disponibilità per fare i tamponi, è un territorio piccolo”.

Buffa mette in evidenza come ci sia anche “il problema degli stranieri che non hanno vaccini riconosciuti dall’Italia: loro si sono vaccinati ma come faranno da domani?”. Tanti insomma gli interrogativi ancora senza risposta alla vigilia dell’entrata in vigore della nuova legge.

Fuori dai cancelli incontriamo qualche lavoratore che pranza all'esterno di una trattoria: "Io non sono vaccinato, non mi voglio vaccinare - ci spiega un anonimo molto infervorato - Domani farò il tampone ma non so neppure se entrerò in azienda, perchè non mi piacciono i metodi usati dal Governo. Piuttosto sono disponibile a perdere il posto di lavoro, ma non voglio sottostare a questo ricatto, in qualche modo camperò...". Il fronte si annuncia caldo e il rischio di scontri tra lavoratori che la pensano in modo diverso sembra molto reale, soprattutto in realtà con grandi nuneri. 




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