SALUTE E MEDICINA

L'appello del presidente dell'Ordine: "State a casa il più possibile"

Gli infermieri denunciano: "Ci sentiamo abbandonati, serviva una programmazione quest’estate"

di Tiziana Oberti

mercoledì 21 ottobre 2020



GENOVA - “Ci sentiamo abbandonati perché riteniamo che i mesi scorsi si doveva prevedere con molta più attenzione e con un lavoro di programmazione la capacità di fronteggiare gli accessi ai pronti soccorsi, ai reparti”. Non usa mezzi termini Carmelo Gagliano presidente dell’ordine degli infermieri di Genova per denunciare quello che secondo loro doveva essere fatto e non è avvenuto.

“Stiamo vivendo una realtà che ci sta travolgendo nuovamente, in maniera inferiore rispetto a prima, ma che ci ha travolti e ci sta mettendo in difficoltà – spiega Gagliano - perché abbiamo e stiamo affrontando dei numeri troppo alti”. Uno sfogo amaro di chi è in prima linea e rivive l’angoscia di marzo. “Per un infermiere significa iniziare a svegliarsi il giorno che vai a lavorare con senso di panico – racconta il presidente degli infermieri genovesi - con senso di frustrazione e di impotenza perché tutti i colleghi si rendono conto di non riuscire a dare al 100% quello che vorrebbero e per questo occorre che le organizzazioni siano vicino a tutti i dipendenti, a tutti gli infermieri, a tutti i medici perché in questo momento abbiamo bisogno di essere supportati e abbiamo bisogno di assumere nuove risorse professionali”.

Dagli infermieri due richieste urgenti: “Prima di tutto si faccia al più presto il reperimento e l'apertura di strutture di bassa intensità al di fuori degli ospedali per poter trasferire i pazienti che non hanno estreme necessità di cure ospedaliere, questo consentirebbe di decomprimere la pressione sui reparti e poi procedure di assunzione temporanea degli infermieri e del personale sanitario anche dei medici di tutti perché così facendo si riesce a dare il giusto respiro perché abbiamo nuovamente difficoltà a fronteggiare i bisogni dei cittadini”.

L’appello che arriva dagli infermieri è quello di stare a casa il più possibile: “Le uniche armi in attesa del vaccino sono legate allo stare a casa, a ridurre al minimo gli accessi in posti popolosi per attività solo urgenti - conclude Gagliano - come quando fuori nevica o piove forte si esce solo per le esigenze e le emergenze, questo è quello che chiediamo perché così facendo ci proteggiamo ma soprattutto proteggiamo i nostri cari, i nostri nonni”.



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