A causa dell'influenza, nei pronto soccorso italiani è in corso "un aumento importante di accessi, soprattutto di pazienti fragili, con un peggioramento del 'boarding', ossia dello stazionamento in barella dei malati che hanno bisogno di un posto letto. Non è accettabile che le carenze del territorio e quelle dell'ospedale ricadano unicamente sul servizio di emergenza-urgenza". Lo ha dichiarato a Primocanale Alessandro Riccardi, presidente nazionale della Simeu (Società italiana di medicina emergenza-urgenza) e direttore del pronto soccorso di Santa Corona (Savona). "La media nazionale è di 31 ore, una giornata e mezza, con ogni paziente in boarding che rallenta di una ventina di minuti i nuovi accessi, fino a oltre tre ore di ritardo con 20 pazienti in coda".
Accessi sostenuti, ma complicanze polmonari e fragilità mettono in crisi il sistema
La stagione influenzale porta accessi in linea con le attese, ma complicanze gravi come polmoniti e pazienti più fragili richiedono ricoveri urgenti. Alla base del boarding c'è "un rallentamento delle dimissioni da parte delle degenze legato a malati più difficili – spiega Riccardi –. In molti ospedali la situazione resta controllata grazie al filtro di pronto soccorso e medicina interna, ma siamo al limite: medici con 10-30 pazienti in carico devono gestire rivalutazioni, esami, visite, chiamate ai familiari e ricerche di letti, sottraendo tempo ai nuovi arrivi".
Liguria "guerra" al boarding: impegno regionale, ma criticità persistono
"I malati che rimangono in barella in pronto soccorso non ricevono cure in un luogo adeguato e il personale del pronto soccorso deve farsi carico di un reparto assistenziale con 10, 15, 20, 30 malati a seconda delle realtà, che potrebbero essere tranquillamente in una degenza ospedaliera – spiega –. Un fenomeno che incide pesantemente anche sui tempi d'attesa per chi deve accedere al pronto soccorso: ogni malato in boarding rallenta di una ventina di minuti il tempo di accesso dei pazienti e, se questi sono 20, significa più di tre ore di attesa. Se ogni medico ha in carico 10 pazienti dal turno della notte, molti dei quali in attesa del posto letto, e si hanno solo tre sale visita, significa che per almeno tre ore i medici non riescono a vedere i pazienti in attesa in pronto soccorso. Questo perché devono rivedere i pazienti, controllare gli esami, rivisitarli, farsi carico dei loro problemi, cercare un posto letto, fare le chiamate ai familiari e aggiornarli".
"La Regione Liguria combatte il fenomeno del 'boarding', con in prima linea il direttore del dipartimento salute Paolo Bordon e l'assessore alla salute Massimo Nicolò – sottolinea Riccardi, dimostrando apprezzamento –. Non è un problema del pronto soccorso, ma del sistema: in area savonese il controllo è totale, altrove più faticoso".
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Soluzioni concrete: 8-10 letti al giorno e dimissioni fluide
Ma qual è la proposta della Simeu? "La chiave è ragionare sui tempi di accesso, sui numeri di ricoveri medici che un pronto soccorso fa ogni giorno. Se un pronto soccorso ogni giorno fa una media di 8-10 ricoveri, l'ospedale deve fornire 8-10 posti letto ogni giorno, da lunedì alla domenica. Questo è l'unico modo per contrastare il fenomeno del 'boarding'. Poi è chiaro che noi dobbiamo ragionare anche sull'appropriatezza dei ricoveri del pronto soccorso, perché i ricoveri devono essere necessariamente appropriati: il pronto soccorso deve fare il filtro, quindi deve essere popolato da professionisti dell'emergenza-urgenza che sono in grado di fare il filtro. Anche la lotta contro le cooperative e i gettonisti esterni può aiutare in qualche modo il 'boarding', ma la prima chiave è capire quanti sono i ricoveri giornalieri che il pronto soccorso fa in media: quelli sono i letti che devono uscire tutti i giorni. Se c'è una discrepanza da questo punto di vista, si genera il 'boarding'.
Poi servono dimissioni accelerate, esami rapidi (radiologia, laboratorio) e sbocchi verso RSA e lungodegenze. Se il meccanismo è fluido, si riesce a contrastare il boarding; se un solo elemento si blocca o si arena, si ha un intoppo a catena che porta allo stazionamento in un luogo non adeguato come il pronto soccorso".
Soluzioni concrete per la Simeu: 8-10 letti al giorno e dimissioni fluide
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