
Ipocrisia in palestra. Accusato di abusi su atlete minorenni, l’allenatore 62enne arrestato nell’imperiese promuoveva corsi di difesa personale per donne.
Scandalo nella palestra di savate: anni di abusi sessuali su allieve minorenni, arrestato istruttore
Percorsi presentati come strumento di empowerment e tutela contro le aggressioni. Gli stessi obiettivi che, sostengono gli inquirenti, l’allenatore predicava nel suo “harem” chiedendo alle giovanissime di toccarlo nelle parti intime, di dormire nude con lui durante le trasferte, il tutto per poter superare le paure - si legge nelle carte - e affrontare qualsiasi avversario. Peccato che il più temibile era già sul ring, lui che come maestro era persona fidatissima dalle ragazzine.
L'arresto e il braccialetto elettronico
Il 30 dicembre 2025, la polizia giudiziaria della Procura di Imperia ha eseguito un’ordinanza di arresti domiciliari nei confronti del coach. Successivamente, la misura è stata modificata in divieto di avvicinamento alle vittime, con applicazione di braccialetto elettronico (ancora da installare al momento della convalida).
L’indagato, durante l’interrogatorio di garanzia, si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dal procuratore Alberto Lari, gli abusi sarebbero avvenuti all’interno della palestra allestita nella sua abitazione e durante trasferte sportive.
Le accuse rivolte al maestro
Le denunce parlano di apprezzamenti verbali volgari a sfondo sessuale, pacche sul sedere, massaggi defaticanti degenerati in palpeggiamenti intimi (talvolta pretesi senza biancheria), e persino atti più gravi: una minorenne avrebbe subito penetrazioni nonostante piangesse, mentre un’altra atleta maggiorenne sarebbe stata costretta a dormire nuda con lui durante i viaggi. Le vittime reagivano tremando e piangendo, ma non opponevano resistenza per paura o soggezione. Le indagini sono partite dalla confidenza di una delle atlete, che ha trovato il coraggio di parlare.
Il profilo pubblico dell'indagato
Ciò che rende la vicenda ancora più inquietante è il profilo pubblico dell’indagato. Campione italiano di savate e specialista del settore Savate Défense, aveva promosso iniziative dedicate alla “tutela della donna”.
Negli anni passati, aveva organizzato il corso “Savate in Rosa”: “Tecniche per la difesa personale femminile, prevenzione, allenamento allo stress emotivo, simulazione dell’aggressione e miglioramento delle capacità atletiche”, si leggeva nella descrizione. “All’insegna del rispetto e tutela della donna”, recitava il comunicato. Un’iniziativa che coinvolgeva anche scuole e comuni della zona, presentata come risposta alla violenza di genere. Proprio lui, accusato ora di aver trasformato la palestra in un luogo di abusi sistematici.
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