Cronaca

Si allarga il quadro dell'indagine che ha terremotato la Liguria
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GENOVA – Dati Covid gonfiati per ottenere una maggiore dotazione di vaccini: è questo uno dei nuovi filoni della maxi inchiesta che ha colpito i vertici di Regione Liguria e, a vario titolo, imprenditori ed esponenti politici (LEGGI QUI):

Gli inquirenti, che si avvalgono di alcune intercettazioni ambientali e telefoniche, che riguardano in particolare l'ex capo di gabinetto di Toti, Matteo Cozzani, ipotizzano che i bollettini dei casi Covid in Liguria, ai tempi della pandemia, siano stati truccati per ottenere dalla struttura commissariale del generale Figliuolo una maggiore dotazione di vaccini, così da abbattere le liste di attesa e procedere più speditamente nella campagna vaccinale.

Al contempo gli inquirenti stanno valutando altri possibili profili di reato sempre collegati al mondo della sanità: indagini sono infatti in corso per determinare se le aziende sanitarie private che hanno contribuito con finanziamenti alla fondazione Change, di per sé perfettamente legittimi, abbiano eventualmente ottenuto dei vantaggi nei rapporti con il servizio pubblico.

Indagando sul voto di scambio tra la comunità riesina e quella calabrese e la lista del presidente Giovanni Toti, gli investigatori hanno anche scoperto una maxi frode da un milione e 200 mila euro sulle forniture sanitarie durante il Covid. In particolare le mascherine, introvabili in piena pandemia e preziose come l'oro nella fase due per scuole e luoghi pubblici. E' quanto emerge dalle carte depositate nell'ambito dell'inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari il presidente della Regione. "Sono state svolte indagini - scrivono i militari della guardia di finanza nelle informative - nei confronti di un'associazione per delinquere, promossa e capeggiata da Yuri Fergemberger ed Edoardo Boldrini e composta da vari associati e sodali, che, sfruttando l'emergenza sanitaria conseguente alla diffusione del Covid-19, ha realizzato plurime condotte di illecita commercializzazione di prodotti sanitari, in sfregio anche ad elementari norme di tutela della salute e nell'esclusiva prospettiva di massimizzare i propri illeciti guadagni". Punto di riferimento per diventare fornitori delle scuole e dunque della Regione doveva essere Domenico Cianci, amministratore di decine di condomini a Rapallo e re delle preferenze alle regionali del 2020.

Nelle intercettazioni si sentono due persone, non indagate, che spiegano: "Cianci ok? (...) e con Cianci se si arrivasse a Toti, per le mascherine, visto che abbiamo anche le mascherine da bimbo, adesso... sarebbe... sarebbe un bel colpo, eh?", "perché ora le stanno cercando da fare paura". E l'altro interlocutore: "ma per le scuole, dici?". E dall'altro lato la conferma: "perché li si parla di milioni di pezzi... visto che lui vuole una mano... una mano lava l'altra e tutte e due lavano il viso...".