Cronaca

Emergono altre anticipazioni sulle linea difensive: errore durante costruzione mai rivelato, l'installazione del macchinario che potrebbe avere lesionato impalcato e il rotolo di acciaio di 30 tonnellate che sarebbe caduto sull'impalcato
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GENOVA - Un difetto durante la costruzione del ponte, occultato ed emerso solo nel secondo incidente probatorio dall'analisi del reperto numero 132, ritenuto anche dagli inquirenti il punto in cui è avvenuto il crollo. Ma anche le lesioni provocate all'impalcato da un carroponte di una ditta di Bolzano in uso sino alla vigilia della tragedia e la caduta di una bobina di acciaio di 300 tonnellate trasportata da un tir precipitato dal viadotto.

A meno di tre settimane dalla fase tecnica, il cuore del Processo Morandi in cui si parlerà dall'8 aprile, iniziano a profilarsi le strategie difensive dei 59 imputati alla sbarra per la tragedia del 14 agosto 2018 fra cui gli ex vertici di Autostrade per l'Italia, di Spea e gli ispettori e i consulenti del Ministero delle Infrastrutture.

Il primo punto anticipato oggi da Primocanale è il difetto che sarebbe nato nel 1966 durante la costruzione dell'ultima pila, la 9, un errore commesso nell'iniettare la malta che doveva bloccare i cavi di acciaio nella rastrelliera alla sommità dello strallo. Per questo difetto, sostengono da Aspi, quando furono installati i cavi definitivi dentro il calcestruzzo al posto di quelli provvisori all'esterno, la rastrelliera si accartocciò e l'impalcato cedette di quasi mezzo metro. Un'anomalia gravissima e clamorosa.
I tecnici delle difese ribadiranno al processo che tutti, nel grande cantiere, si accorsero di questo ma nessuno lo fece trapelare all'esterno. Un grande segreto tenuto nascosto per tanti anni e che spiegherebbe anomalie sino ad oggi senza spiegazioni: la sparizione del giornale dei lavori, la non effettuazione delle prove di carico della pila nove e l'assenza del certificato del collaudo statico del ponte.

L'altro punto di difesa sarà quello del carroponte, la struttura agganciata a ponte Morandi per sostituire i jersey sino alla vigilia del crollo, non a caso il 4 marzo alcuni imputati hanno convocato come teste a difesa teste Hubert Weissteiner, il titolare della Weico, la società di Bolzano che aveva installato il carroponte sotto l’impalcato del Polcevera.
L'imprenditore davanti ai giudici ha ribadito di avere operato rispettando il progetto approvato da Aspi e Spea.

Gli operai e lo stesso Weissteineer avevano lavorato sulla struttura per montare le reti per conto della Pavimental, società che si occupò della sostituzione dei jersey. Secondo alcuni imputati, quei lavori potrebbero avere lesionato l'impalcato e causato il crollo del viadotto.

“Non abbiamo provocato lesioni alla struttura perché operammo con un macchinario che vedeva attraverso il cemento dove c'erano i cavi di acciaio - spiegò Weissteineer - . E i fori per agganciare la struttura vennero fatti in base a quelle rilevazioni e in base ai calcoli e al progetto di Aspi e di Spea. L'appalto aveva un costo iniziale di poco più di due milioni ma poi il costo aumentò del 20%, così andai a Roma con il mio avvocato perché volevo essere sicuro che avrebbero pagato. Lì parlai con Michele Donferri (uno degli indagati Aspi ndr), che fu l’unico a spingere il progetto. In ogni caso non fu mai proposto di usare anche il traversone dello strallo, il tirante del ponte. Era chiaro dall’inizio che non lo avremmo toccato o usato”.

L'ultima, almeno per ora, linea difensiva degli imputati per spiegare il collasso del Morando appare la più fragile: la caduta sul ponte di una bobina di 30 tonnellate di acciaio, un coil, trasportato da un tir precipitato condotto da un autista di Tortona, fra i pochi sopravvissuti, anche lui ascoltato come teste in aula.

Le indagini dei pm e della guardia di finanza, come emerso in aula grazie ad foto e video, avrebbero accertato che il coil non sarebbe caduto dal tir ma è precipitato rimanendo sul cassone, dove è stato trovato.
Ma tant'è che alcuni indagati cercheranno di sostenere il contrario. La conferma, come era prevedibile, che la fase tecnica sarà una lunga battaglia senza esclusi fra i consulenti delle parti e i periti dei giudici. Questi ultimi potrebbero chiedere un supplemento di perizia sull'uso del carroponte, lavori che in sede di incidente probatorio erano stati ritenuti non importanti neppure da Autostrade per l'Italia. 

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