
Avevano incominciato a prendersi a spintonate, la giovane e sorprendente candidata sindaca Silvia Salis e il sindaco uscente, anzi già uscito e già presidente della Regione, Marco Bucci.
Niente di più diverso e lontano un anno fa, anzi forse un po' di più, quando una ragazza bionda, vice presidente del Coni, ex olimpica, genovese di origini umili, 39 anni e una scintillante bellezza, quasi da star dello spettacolo, si era presentata come la candidata sindaca, che il centro sinistra, aggrovigliato su se stesso da mesi, invano cercava.
Bucci era ancora in qualche modo “u sindecu cu' cria”, uscito dal suo ruolo un po' violentemente, forzato a farlo dalla incapacità del centro destra di trovare un candidato alle Regionali che potesse battere Andrea Orlando, l'ex pluri ministro, vero apparitikit del Pd e prima del Pds, del Ds e del Pci, un vero monumento della sinistra, in più spezzino.
E soprattutto portava con sé, Bucci, il suo modello di governo, sublimato dalla ricostruzione mirabolante del Ponte, e sullo slancio ottimistico del fare,”tiriamoci su le maniche e vinciamo tutte le sfide”, in base alle sue vision di sindaco trainante, con la parola d'ordine, appunto, del fare e contro la decrescita felice, supposta strada maestra dei precedenti governi del centro sinistra.
Ecco allora che dopo la vittoria schiacciante della Salis alle Comunali di maggio, con distacco molto forte poteva sembrare che, malgrado i doveri istituzionali, il rapporto tra il Comune e la Regione entrasse in collisione, anche perchè il modello Salis era nettamente frontale a quello che con Pietro Piciocchi usciva dagli otto anni di governo di centro destra. Meno grandi opere, meno cantieri, più politica a favore del disagio sociale, più interesse per i Municipi e sopratutto il no alle più imminenti grandi opere in itinere, come il famoso Sky metro.
E invece la responsabilità istituzionale ha un po' capovolto questa ipotesi e Bucci e Salis, pur restando fermamente impegnati nei loro programmi, hanno incominciato un dialogo costruttivo, a favore degli enti che rappresentavano, scavalcando anche le evidenti tensioni tra le loro maggioranze, sia in Regione che in Comune. Eppure i motivi di scontro, di contrapposizione, ci sarebbero certamente stati, a incominciare dalla enorme grana dell' AMT e dal suo buco di bilancio, trovato in eredità dai nuovi governanti genovesi, molto discusso e anche lacerante, perchè la sua responsabilità investiva la politica di Bucci e in particolare la sua decisione di gratuità dei servizi di trasporto.
Da subito è sembrato che la collaborazione avesse creato un clima positivo, a dire il vero ispirata da Bucci per primo e proprio per il caso AMT. Non ci sono stati scontri, né contese, neppure quando in consiglio comunale il clima si è ripetutamente scaldato o quando in Regione la minoranza, capeggiata da Orlando, ha urlato “Vergogna” e abbandonato l'aula per protesta contro il varo di una rivoluzionaria riforma sanitaria.
Il presidente e la sindaca hanno mantenuto un rapporto chiaro e mai polemico. Non so se con tutte le grandi questioni sul piatto a Genova e in Liguria questo “idillio” continuerà, ma può anche apparire che esso sia stato già foriero di qualche segnale positivo sul terreno delle nostre emergenze, come per esempio l'apertura anche clamorosa di Pietro Piciocchi, lo sconfitto di Tursi, per la costruzione di un termovalorizzatore che risolva finalmente a Genova e in Liguria la questione del ciclo dei rifiuti.
Anche se questa fosse una mossa per mettere in crisi la maggioranza della Salis, che ha i suoi problemi, eccome, comunque il sintomo è che da qualche parte, finalmente un po' di collaborazione tra maggioranza e opposizione è ancora possibile, malgrado le differenze abissali e le quotidiane sfide di visibilità che le due parti mandano in scena. D'altra parte questo 2026 per Genova incomincia con la promessa di grandi questioni cittadine da risolvere, che la sola maggioranza non può affrontare, anche perchè l'impostazione di molti progetti arriva dall'era Bucci.
E non c'è solo il tunnel subportuale o la funivia per Begato, ma ci sono i quattro assi di forza, una rivoluzione della circolazione dei trasporti, che subito dopo le vacanze provocherà disagi enormi alla cittadinanza. Basta pesare a quello che accadrà in via Cantore e in via Buranello, stravolte dai cantieri e capaci di mandare in tilt il traffico in tutta la città.
La città è sottosopra, basta pensare al Water Front di Levante, è sempre più isolata, con le autostrade ancora piene di cantieri pericolosi e letali, senza nessun passo avanti, semmai indietro nei collegamenti ferroviari, con il treno “velocetto” per Roma, cassato per quattro mesi e l'aeroporto che resta una barzelletta, malgrado la propaganda. Non c'è più tempo per le contese dure e costanti tra le maggioranze e le minoranze, in una politica che è diventata solo propaganda quotidiana di visibilità, esaltata dalle scadenze elettorali, dal referendum giustizia della primavera 2026, dalle politiche del 2027, dalle urgenza di creare leader e lanciarli in orbita per poi vederli precipitare come stelle cadenti.
Il lavoro della politica è un altro, almeno in questa città e in questa Regione. E una collaborazione, non un idillio come l'ho chiamato tanto per esagerare, servirà come il pane.
10° C
LIVE
IL COMMENTO
-
Franco Manzitti
Sabato 03 Gennaio 2026
-
La redazione
Venerdì 02 Gennaio 2026
leggi tutti i commentiLa vera sorpresa del 2025, l'idillio Bucci-Salis
Al 2026 chiediamo: poter comprare casa (anche su 4 ruote), più coraggio e la macchinetta del caffè