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Questo Simone D’Angelo, segretario del Pd genovese ci sa fare. Piuttosto silenzioso a differenza di alcuni suoi compagni, ha convinto un avvocato serio e affermato, alla prova delle prove: quella di scalzare dalla poltrona di Palazzo Tursi nientemeno che Marco Bucci, sindaco supercivico sostenuto dal centrodestra, che ha percorso con soddisfacenti risultati i cinque anni di mandato a Genova più drammatici dal dopoguerra. Basti dire: ponte Morandi e pandemia.

Ma, come giustamente osserva Luca Borzani su “Repubblica”, per la prima volta dal 2015 il centrosinistra potrebbe farcela se davvero riuscisse a rappresentare una campo largo anzi larghissimo, di fronte a un centrodestra che “soffre del male altrui, sparare sul proprio quartier generale”.


Infatti è stata una prerogativa dei cosiddetti progressisti farsi del male con una scientificità che supera un normale masochismo. Sistema utilizzato sia nazionalmente che, troppo spesso, localmente. Liti, ripicche, sgambetti, candidati sbagliati, reprimende, processi fino alle drammatiche scissioni, hanno caratterizzato la vita del centrosinistra anche a Genova e in Liguria, col risultato che il Pd e i suoi alleati hanno perduto sia la Regione che il capoluogo. Un buon recupero, con un candidato giusto, è stato realizzato a Savona. Con la scelta di Ariel Dello Strologo si vuole tentare la riconquista di Genova.


In un momento delicato soprattutto per l’alleato Cinquestelle (sempre che lo sia e lo sia tutto). Forse D’Angelo non ha trovato il Pericu 2 , ma ci è andato vicino. Pericu era allora nel 1997 un grande professionista sessantenne che aveva fatto un’ esperienza come parlamentare per i socialisti. Dello Strologo, cinquantaseienne, non ha precedenti politici, ma amministrativi alla Fiera e al Porto Antico e rappresenta pienamente la cultura dell’ importante comunità ebraica genovese.

Uno come Ariel Dello Strologo potrebbe pescare abbondantemente nei liberali/moderati insoddisfatti dell’ alleanza di centrodestra che sta diventando sempre più di destra-destra (l’alleanza sia chiaro, non il sindaco Bucci oggi ancora più civico del solito), come convincere qualche Cinquestelle che votò il Movimento più per protesta generica che per convinzione ideologica. L’avvocato genovese, nello stesso tempo, dovrà essere in grado anche di ripescare una parte abbondante degli scissionisti che lasciarono il Pd quando seguirono l’uscita dal partito di Sergio Cofferati, “maltrattato” dagli allora capi del partito. E dovrà dare spazio e “potere” a una nuova generazione che riesca finalmente a rinfrescare il partito a tutti i livelli.


Il tandem Dello Strologo-D’Angelo dovrà cucire tanto, ma anche inventare il modello della “città progressista”. Non quello fallimentare e anti-storico del passato che non aveva nemmeno capito che i genovesi stavano vivendo molto male la poca sicurezza della città, una questione molto sentita ma totalmente ignorata dal Pd, la sporcizia, la scarsa manutenzione. Cioè le cose della quotidianità. “Vaste programme!” Certamente…..


Una città che deve riuscire a trattenere i suoi giovani, deve ricostruire i collegamenti demoliti dallo Stato centrale, deve “rammendare” per davvero le periferie come da anni suggerisce Renzo Piano, oggi anche immaginare insieme alla Regione una sanità pubblica nuova, attenta, flessibile, veramente territoriale. La “terza questione” sollevata dal presidente Mattarella nel suo discorso, cioè la questione sociale, a Genova dopo la pandemia rischia di diventare esplosiva. C’è una grossa fetta di popolazione che non è nemmeno nelle condizioni di acquistare le medicine in farmacia! In una città vecchia, dimagrita paurosamente, senza nascite, con eterni problemi di lavoro, tutto diventa complesso.
E questa “rivoluzione” se non è una bandiera della sinistra, di chi deve essere?

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