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Straordinaria prova di coraggio politico del Pd locale! A Genova ci vuole un capolista genovese! Minkia! (pardon) direbbe il commissario Montalbano. Ma a Genova Montalbano non c’é. Ci sono altri a guidare (si fa per dire) il partito democratico che, non va dimenticato, nasce anche dalle costole e dal cuore del vecchio Pci. Sinistra, insomma, senza che dicendo questa parola nel partito ci siano troppi malori.


Bene. Il fatto è che l’ indicazione dei vertici locali del Pd non è per nulla scontata. Quindi bene hanno fatto Simone D’Angelo e Valentina Ghio a mettere i puntini dove vanno messi. Sarebbe indispensabile che i liguri si candidassero entro i confini della Liguria, evitando quell’uso così innaturale dei De Mita che si candidava a Genova (Ciriaco almeno la conosceva molto bene grazie a Pippo Peschiera e a Alberto Gagliardi) e di altri che facevano lo stesso, cominciando da Berlusconi. Che poi la tanto sbandierata “caratura nazionale” di alcuni personaggi altro non è che la lunga, eterna durata dei loro mandati. Ne ha fatto saggiamente cenno Franco Manzitti nel suo commento di sabato.

Aggiungo che magari anche Andrea Orlando, oltre a Roberta Pinotti, ha qualche legislatura sulla spalle. Grazie per quello che hanno fatto, ma gli ultimi anni sei, sette? Sono stati un disastro per il Pd ligure, che ha potuto soltanto archiviare sconfitte sonore e clamorose brutte figure, come l’ultima prova regionale dove i dirigenti nazionali di “spessa caratura” si sono spesi allo spasimo per allearsi con i Cinquestelle ceffando tutto, alleanze e nomi. Salvo poi, oggi, liquidarli i grillini appestati con un calcio nel sedere.


I volti nuovi ci sono. C’è anche la possibilità di qualche ritorno, dopo alcuni giri di assenza, come l’ipotesi di Lorenzo Basso o quello di personaggi di vasta esperienza, ma non ancora toccati dalla politica attiva, come l’ex segretaria nazionale della Cisl, Anna Maria Furlan che ricordo come una delle più brave e serie figure del sindacato che contava. Genovese. Non catapultata.

Nella campagna così unanime contro i Cinquestelle che hanno fatto molti errori, ma non hanno avuto il tempo di fare quelli dei loro predecessori nell’ultimo trentennio, nessuno osa dire qualcosa sul doppio mandato bloccato: due esperienze romane e basta. Complimenti. Finalmente Grillo ha detto una cosa che per me è incredibile: che la politica non è una carriera, ma un servizio. Come era il servizio militare. Chi fa questa esperienza la fa a tempo determinato, offrendo un suo contributo di professionalità al proprio Paese. Non c’è bisogno che resti a Roma per decenni. A meno che non sia un mago e di maghi, francamente ne abbiamo visti pochi.


Sullo stop alle deroghe sul doppio mandato gli altri, quelli dei mandati continui senza sosta, tacciono. 

Pensate che cosa succederebbe, per esempio nel Pd, se fosse introdotta questa regola? Ma anche in Forza Italia dove le resurrezioni sono una costante, come le fughe in Egitto. E forse anche nella Lega o in Fratelli d’Italia.
E se volete per chiudere una idea di che cosa si dovrebbe fare per i giovani rileggetevi su “La Repubblica” l’intervista allo scrittore premio Strega 2022, Mario Desiati, autore di “Spatriati”.

Forse vi farà dimenticare le promesse di questa campagna elettorale, dai milioni di alberi (cipressi o ulivi?) nelle città italiane piene di poveri, agli euro che piovono sulle pensioni, dall’abolizione delle tasse intanto qualcuno in Europa ci manterrà, alla fine della burocrazia (sic!), dalla sanità che cambierà completamente (poveri medici e infermieri santi subito), alla scuola. Anzi mi adeguo: alla Squola.

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