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"Non piove, governo ladro". Si potrebbe rivedere così un antico adagio popolare, a significare che se Giove Pluvio fa uno sciopero prolungato non è che manchino delle responsabilità da parte degli umani. Sia chiaro, se fra gennaio giugno del 2022 le precipitazioni sono... precipitate di tre, quattro e persino cinque volte in tutta la Liguria si può solo prendersela con il destino cinico e baro. Se, però, manca l'acqua, allora il discorso cambia.

Servono, è vero, comportamenti virtuosi da parte dei cittadini e il sindaco di Vasia, comunello dell'immediato entroterra imperiese, se n'è fatto interprete: "Siate parsimoniosi nei consumi, altrimenti sono dolori". Caro sindaco, ha ragione, ragionissima.

Tuttavia, al suo giusto ragionamento manca un pezzo. Un appello vogliamo farlo pure a tutte le aziende - pubbliche, private, metà e metà - che gestiscono gli acquedotti? Questa cosa mi viene in mente, e credo che venga in mente a tutti i cittadini, se consideriamo che le tubature idriche sono, in tutta la Liguria, in tutta Italia, degli autentici colabrodo. Le cronache ci raccontano che falle grandi e piccole vengono turate quasi quotidianamente. Ma le dispersioni del "prezioso liquido" raggiungono livelli in realtà ignoti perché non tutti i buchi si vedono (nel senso che non producono guai evidenti, tipo strade e marciapiedi allagati). Però ci sono, ci sono eccome.

Lo ammettono le stesse imprese acquedottistiche, ogni anno annunciando, peraltro, fior di investimenti per rendere le tubature meno somiglianti al groviera. Se così stanno le cose, qualcosa non funziona: o le imprese che si occupano dei ripristini lavorano male, oppure le condizioni degli acquedotti sono talmente gravi che rimetterli in sesto, dopo decenni di incuria, è difficile. Difficilissimo.

Personalmente, propendo per questa seconda ipotesi. Ecco perché, trattandosi di un servizio pubblico anche quando la gestione è privata, mi aspetterei di ascoltare degli allarmi non soltanto quando Giove Pluvio si fa lungamente desiderare. Se piove copiosamente non abbiamo le emergenze di questi giorni, non abbiamo l'eventualità che i rubinetti rimangano a secco. Ma lo stesso c'è il dovere, da parte di chi si occupa del bene della collettività, di sollecitare e ottenere gli interventi necessari.

In questi drammatici giorni - afosi, non piovosi, ancora alle prese con la pandemia e con i conti che non tornano anche a causa di una guerra assurda come tutte le guerre - proviamo ognuno sulla propria pelle che cosa significhi, se parliamo di energia, fare scelte sbagliate (vedi abbandono totale del nucleare) o non farne affatto (approvvigionamento del gas affidato solo alla logica del prezzo).

Con l'acqua sta accadendo la stessa cosa. Qualche sparuta voce c'è, in verità. Quella del sindaco di Pigna, ad esempio, secondo il quale "è imbarazzante che valanghe di finanziamenti, vedi il Pnrr, non prevedano infrastrutture idriche". Appunto. Stiamone serenamente certi: non saranno i condizionatori spenti a salvarci dall'emergenza energetica, non saranno i rubinetti più chiusi del solito a farci vincere la battaglia contro la siccità.

 I comportamenti virtuosi sono utili e non mancheranno, perché gli italiani hanno buon senso. Ma non sono scemi. E allora qualcuno metta mano ai colabrodo. Spendendo quel che c'è da spendere e non scaricando il conto sulle bollette. Così sono tutti capaci. Ma non è giusto.