Il carrello della spesaUn carrello della spesa che scotta e un portafogli che si svuota, sempre di più. I dati Istat fissano l'inflazione media del 2025 all'1,5% e confermano un'emergenza prezzi ormai strutturale. A preoccupare è l'impennata del cosiddetto "carrello della spesa", che nel mese di dicembre ha accelerato drasticamente fino al +2,2%. I beni di prima necessità continuano a correre più velocemente dell'indice generale, gravando così sul potere d'acquisto delle famiglie italiane.
Cosa dicono i dati: boom carne bovina
I rincari peggiori si registrano al supermercato, con aumenti record per la carne bovina (+127% rispetto al 2024), mentre riso, caffè e cioccolato segnano rialzi costanti che erodono i bilanci domestici. Nel corso dell'anno appena concluso la dinamica dei prezzi è infatti più sostenuta proprio per alcune voci essenziali. I prodotti alimentari e le bevande analcoliche aumentano in media del +2,9% (dal +2,4% del 2024); le spese sanitarie +1,5%, in linea con l'anno precedente. Pesa, inoltre, la componente energetica regolamentata, tornata in positivo (+16,2%) dopo il -0,2% del 2024, contribuendo a mantenere alta l’attenzione su bollette e tariffe. In generale, nel 2025 i prodotti ad alta frequenza segnano un incremento medio del +2,0%; soprattutto accelera la media frequenza, che sale a +1,6% dopo il +0,2% del 2024.
La crescita negli ultimi mesi dell'anno
La bassa frequenza, invece, resta molto più contenuta (+0,2%). La pressione non riguarda dunque solo il carrello di tutti i giorni, ma si estende a una fascia di spese ricorrenti che le famiglie comprimono poco e rinviano con difficoltà, dalle tariffe e utenze ad alcune voci di cura e assistenza. Il quadro di fine anno è coerente con questa lettura. A dicembre 2025 l’indice generale è stimato in aumento dello 0,2% su novembre e dell’1,2% su base annua (da +1,1% di novembre). La lieve accelerazione tendenziale è dovuta soprattutto al rialzo dei servizi relativi ai trasporti (da +0,9% a +2,6%) e al rafforzamento dei prezzi dei beni alimentari, sia non lavorati (da +1,1% a +2,3%) sia lavorati (da +2,1% a +2,6%).
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