Cronaca

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Al processo per l’omicidio di Nada Cella va in scena il penultimo atto
1 minuto e 56 secondi di lettura
di Annissa Defilippi
Udienza in corte d'AssiseGabriella Martini, avvocata della difesa
Nella Corte d'Assise di Genova si è tenuta l'udienza dedicata alle repliche delle parti nel processo per l'omicidio di Nada Cella, la giovane segretaria uccisa il 6 maggio 1996 nello studio del commercialista Marco Soracco a Chiavari. La sentenza tra una settimana.
Un caso rimasto irrisolto per decenni, che vede imputata l'ex insegnante Annalucia Cecere per omicidio volontario aggravato, con la procura che ha richiesto l'ergastolo, e Soracco per favoreggiamento, con una pena chiesta di quattro anni.

Le repliche di accusa e difesa

La pubblico ministero Gabriella Dotto ha insistito con forza sulla solidità del quadro indiziario a carico degli imputati, sottolineando come la difesa non abbia proposto alcuna versione alternativa dei fatti: "La difesa non ha portato ricostruzioni alternative e i dubbi sollevati sono inconsistenti".

 "Questo processo ha portato molto di più di quanto raccolto nelle indagini". Secondo l'accusa, i giudici hanno davanti solo gli elementi raccolti dagli inquirenti, che puntano chiaramente alla responsabilità della Cecere in un delitto motivato da gelosia e frustrazione. "Non abbiamo nascosto nulla, i carabinieri non hanno mentito e nemmeno i testimoni come ha voluto adombrare la difesa. Che invece di indignarsi avrebbe potuto chiedere di sentire i testimoni che voleva o denunciare".

Di segno opposto le argomentazioni degli avvocati di Annalucia Cecere, Gabriella Martini e Giovanni Roffo, che hanno definito l'impianto accusatorio pieno di incongruenze e basato su interpretazioni forzate. Hanno ribadito l'assenza di prove dirette che collocano la loro assistita sulla scena del crimine quella mattina fatale, sostenendo che si tratti di semplici congetture e non di indizi concreti. "Meri sospetti - hanno replicato i legali - questo processo ha un quadro contraddittorio e intriso di forzature. Apprendo che avrei dovuto fornire alternativa ma non è il mio compito. Il compito è quello di seminare qualche dubbio e forse l'ho fatto visto che dopo la mia arringa di tre ore la pm ha ritenuto di replicare per due ore. Da questo processo abbiamo scoperto che Cecere era una racchia schifosa che voleva accasarsi con l'adone Soracco, uomo meraviglioso", hanno precisato i legali. L'udienza è stata caratterizzata da un dibattito acceso, con toni che si sono via via inaspriti. Mancano ormai solo le ultime repliche prima che la Corte si ritiri in camera di consiglio per emettere il verdetto. Per i familiari di Nada Cella, che attendono giustizia da quasi trent'anni, questa sentenza rappresenta una svolta tanto attesa. 

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