cronaca

Il padre della vittima: "Ora fate silenzio"
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Il padre e il fratello di Adele de Vincenzi, la ragazza di 16 anni morta per ecstasy a Genova venerdì notte, con un breve comunicato chiedono "rispetto per il proprio dolore e la propria privacy. La notizia è stata data - concludono Paolo e Edoardo De Vincenzi -. Ora chiediamo il silenzio".
Drammatiche anche le parole del padre di Gabriele Rigotti, uno dei due giovani arrestati per la morte della giovane di Chiavari: "Sono sconvolto per quanto è successo e preoccupato per mio figlio", a riferirlo uno dei legali che assistono sia Rigotti che Sergio Bernardin fidanzato di Adele. Gli avvocati sono Luigi Sannino, Nicola Devoto e Matteo Groppo.

Intanto in questa tragica vicenda c'è un altro indagato: si tratta di un ragazzo di 20 anni di origini ecuadoriane accusato anche lui di spaccio aggravato e morte come conseguenza di altro reato. Il ragazzo è stato indicato dal pusher di 17 anni come colui che avrebbe ceduto materialmente la droga al fidanzato di Adele e al suo amico.


La convalida dei due arresti avverrà con ogni probabilità martedì mattina. Per lunedì, invece, è stata fissata l'autopsia che dovrà stabilire cosa ha assunto, oltre alla dose di Mdma, la ragazza prima di morire.

L'ALLARME DEL SERT - Al Sert di Genova ci sono in carico 100 ragazzi sotto i 19 anni per problemi legati all'abuso di alcol e droga, hashish soprattutto. "Un fenomeno grande e in continua crescita - sottolinea il direttore del Sert, Giorgio Schiappacasse - che noi denunciamo da anni e che non deve essere sottovalutato". Abusi che con il fine settimana aumentano, portando giovanissimi in ospedale dopo un week end passato a "sballarsi". "Assistiamo a una diminuzione dell'età media dei consumatori - continua Schiappacasse- e anche a una sottovalutazione degli effetti che gli abusi provocano. Abbiamo anche casi di tredicenni che hanno già usato hashish, ma anche crack e cocaina".

Per la fascia di età sotto i 24 anni sono invece 600 i casi seguiti. "Il fenomeno - conclude Schiappacasse - è dovuto al debito educativo che abbiamo accumulato in questi anni. Non siamo più abituati a dire no ai nostri ragazzi, a porre dei limiti. Dobbiamo recuperare una energia educativa che abbiamo perso. E occorre investire nell'educazione e nel recupero dei giovani".