Per il progetto di candidatura della via Francigena a patrimonio mondiale dell'Unesco è nato un tavolo permanente tra le Regioni Valle d'Aosta, Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana e Lazio. La proposta di intesa - lanciata dall'assessore all'Istruzione e cultura Emily Rini, fa sapere la Regione Valle d'Aosta - è stata approvata durante un incontro che si è svolto a Firenze.Nell'occasione, spiega Rini, "abbiamo definito le più opportune forme organizzative di coordinamento, attraverso l'individuazione di una Regione capofila, per semplificare l'attuazione del progetto di candidatura e per assicurare il massimo raccordo tra le Regioni, gli enti locali coinvolti, la Commissione nazionale italiana per l'Unesco e i Ministeri competenti". Un percorso di valorizzazione del patrimonio culturale che, sottolinea l'assessore Rini, "porterà ad avere un'importante ricaduta turistica sui territori interessati e quindi una conseguente ricaduta economica".
Per secoli i grandi flussi di pellegrinaggio si incontravano unificandosi, ovvero si separavano al ritorno, proprio nella odierna valle del Magra, fra Caprigliola e Sarzana. Quest'ultima in particolare poteva essere raggiunta, dall'itinerario della Via Francigena che scendeva dal Monte Bardone (l'attuale Passo della Cisa) e passando poi per Pontremoli e Aulla, prendeva la strada che collegava in pianura Caprigliola, Santo Stefano e Sarzana. Oppure era raggiungibile attraverso le "terre alte", percorrendo, dopo Aulla, la strada che saliva a Bibola per poi scendere, sfiorando Ponzano Superiore, verso Sarzana lungo il torrente Amola.
Lo "snodo" in direzione di Santiago de Compostela si trovava nei pressi di Santo Stefano Magra, dove la Francigena, proveniente dal Monte Bardone, convergeva nella via consolare Aemilia Scauri o Aurelia, che risaliva la valle del Vara verso il passo del Bracco, assicurando quindi un importante collegamento terrestre con Genova e con il Ponente Ligure.
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