cronaca

Braccia incrociate per un intero turno
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Ericsson Genova si ferma ancora, con un presidio davanti alla sede del parco tecnologico degli Erzelli. E si ferma per un intero turno contro "la costante riduzione del personale". Per i sindacati "l'emorragia di posti di lavoro che in questi anni ha fatto perdere oltre il 40% dell'organico non è accettabile" e chiedono "che vengano individuate e rimosse le cause".

"Se necessario devono essere approntati piani di riconversione professionale e riallocazione dei dipendenti all'interno dell'azienda. I costi si possono contenere riducendo i contratti di consulenza o le spese per competenze esterne, valorizzando le risorse interne composte da personale altamente qualificato che rappresenta il valore aggiunto di questa multinazionale", aggiungono le rappresentanze unitarie.

Già nella seconda settimana di maggio era scattata l'allarme per 166 licenziamenti in Italia. L'azienda si era difesa parlando di "utili in decremento". Ma  per i sindacati “non esiste mancanza di lavoro: diffuse sono le azioni di off-shoring (verso paesi dell’Est europeo, la Cina e l’India) e di near shoring con finte consulenze che vedono una numerosa presenza di personale di altre aziende che lavorano senza distinzione di sorta a fianco dei dipendenti Ericsson”.

E non esiste nemmeno “un problema pressante dei costi se ancora in questa fase vengono erogati notevoli bonus economici individuali”. Quindi Ericsson “si assumerebbe una gravissima responsabilità qualora decidesse di procedere con i licenziamenti coatti, una responsabilità che la porterebbe a essere un caso unico nel settore delle tlc dove, anche in questi anni di forte crisi, non si è mai andati oltre criteri di uscita volontari di mobilità non con i criteri di legge ma con il criterio della non opposizione”.