politica

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1 Come farete a mantenere sotto controllo i conti della sanità?
2 Come risparmierete? Taglierete alcuni costi? Per esempio alcune piccole strutture?


La sanità ligure è ancora caratterizzata da inefficienze e sprechi non solo nel settore sanitario ma anche in quello gestionale amministrativo ( personale, acquisti, consulenze ecc.). Occorre verificare la produttività delle singole strutture sanitarie - non solo ospedaliere ma anche territoriali –per evitare di ritrovarci “cattedrali nel deserto” costruite per necessità politica (vedi poliambulatori territoriali) e non per rispondere alle reali esigenze del cittadino.

La sanità ligure oggi necessita di una radicale riorganizzazione che consenta di garantire un’assistenza territoriale al paziente, attraverso: a) una rete capillare e strutturata di medici e infermieri e b) una riduzione dell’aggravio sulle strutture ospedaliere (dato che i ricoveri hanno un costo particolarmente elevato). In questo modo si consentirebbe al paziente di essere assistito a domicilio e al tempo stesso si opererebbe un taglio dei costi aumentando la qualità e l’efficienza del servizio.

L’aumento dell’età della popolazione - italiana e ligure in particolare - e il conseguente aumento delle malattie croniche richiedono un ripensamento di tutta l’organizzazione sanitaria regionale soprattutto nello sviluppo della continuità ospedale-territorio attraverso lo sviluppo delle cure domiciliari.
Un elemento importante è il riutilizzo e trasformazione delle strutture ospedaliere ( oggi ridimensionate o chiuse) in strutture sanitarie a bassa intensità di cura: un esempio è quello degli “ospedali di comunità” già attivati in varie regioni italiane.

Occorre arginare drasticamente le fughe di pazienti in altre regioni: comportano un costo di 60 milioni l’anno, con un aumento di circa 10 milioni ogni anno che passa. Avere una rete di servizi efficienti e a misura di paziente sul territorio favorirebbe anche il “turismo sanitario” attivo: pensiamo alle enormi potenzialità di attrattività della nostra regione che gode di un clima e di un paesaggio meravigliosi, che potrebbero diventare meta per riabilitazioni di pazienti da regioni limitrofe.

3 Che cosa volete fare per frenare le fughe di pazienti in altre regioni?
4 Come eliminerete le liste d'attesa?


Le fughe avvengono perché l’amministrazione uscente ha agevolato e incentivato i pazienti ad andare fuori regione in due modi: convenzionando strutture private quasi esclusivamente non liguri ma anche strutture pubbliche del servizio sanitario di altre regioni. Due esempi sono emblematici: la Asl 5 ha firmato un contratto con la Fondazione San Camillo (struttura accreditata della Regione Toscana ) del valore di 4 milioni di euro l’anno per ricoveri, prestazione di specialistica ambulatoriale e di diagnostica strumentale. Un importo che è andato a gravare non sulla ASL5 ma sull’intero bilancio sanitario regionale. L’obiettivo di dare “un tetto massimo” alla spesa per le fughe in Toscana non giustifica la scelta: di fatto la Regione ha regolarizzato le fughe Come se non bastasse, sempre la Asl 5, ha stipulato un accordo con la Fondazione Toscana Grabrile Monasterio (ente pubblico del servizio sanitario toscano) per prestazioni di cardiologia e cardiochirurgia: il valore è di 4 milioni e 350 mila euro per due anni e per 250 pazienti: tradotto, significa che sono stati spesi 18mila euro in due anni per ogni paziente (9mila euro all’anno): un esborso inaccettabile che risponde a una logica politica da respingere: non si devono finanziare le strutture fuori regione, bisogna far funzionare al meglio quelle esistenti o convenzionarsi con le eccellenze liguri.

Le liste di attesa sono il nodo cruciale: è inaccettabile che per una mammografia a Genova si debbano aspettare almeno 5 mesi. E’ inaccettabile che a La Spezia solo un paziente su due, nel gennaio di quest’anno, sia riuscito a fare una visita cardiologica urgente nell’arco delle 72 ore. Oppure che il 78 per cento dei pazienti con prescrizione lunga non riesca a esaurirla entro i trenta giorni. Lo stesso accade per l’elettocardiogramma: sempre nel gennaio 2015, dati alla mano, il 59% dei pazienti con prescrizione urgente non è riuscito e a fare gli esami entro le 72 ore, il 58 per cento di quelli con prescrizione “breve” non è riuscito a farlo entro i 10 giorni, e i tempi di attesa sono nettamente peggiorati rispetto a un anno fa.

Per abbatterli occorre introdurre il “gettone” per il personale sanitario garantendo alle strutture sanitarie e in particolare a quelle radiologiche di lavorare sulle 12 ore e nei week end. Sabato e domenica gli ambulatori devono restare aperti. Ovviamente occorre evitare le storture del passato, quando il gettone ha generato una situazione perversa ( i pazienti veniva visitati/operati prevalentemente nelle ore con gettone mentre la normale attività veniva sottovalutata)
Sarebbe necessario, inoltre, attivare le convenzioni con i centri radiologici liguri privati e tagliare quelle con quelli extraregione. Si elimina tutto attraverso sana competizione tra pubblico e privato.

5 Come risolverete il problema dell'intasamento dei pronto soccorso genovesi?
6 Come sistemerete la rete ospedaliera genovese e ligure? Quanti e quali ospedali?


I Pronto Soccorso sono intasati sia perché oggi non è efficiente la sanità territoriale, sia perché è necessario avviare un rapporto con i medici di famiglia: devono organizzarsi tra loro per garantire anche nei giorni festivi l’apertura dei loro studi in modo tale che il paziente, magari solo e anziano, non si rechi in Pronto Soccorso per un po’ di febbre.

La rete ospedaliera va certamente riorganizzata ma prima di chiudere altre strutture lasciando i pazienti abbandonati a se stessi - come oggi troppo spesso avviene - occorre investire in quelle già presenti per potenziarli e modernizzarli. Occorre soprattutto,come in Lombardia, integrare i pronto soccorso degli ospedali genovesi (e anche delle altre provincie) attraverso una rete informatica al servizio anche del cittadino.

Date le scarse risorse economiche , pensare a un nuovo ospedale del ponente genovese sarebbe difficile e utopistico. Piuttosto il Villa Scassi potrebbe, attraverso nuovi ed efficienti padiglioni, diventare il riferimento del ponente genovese.Tenendo presente anche la logistica (problemi di infrastrutture e parcheggi) non condividiamo l’ipotesi di un ospedale agli Erzelli, area da dedicare alle imprese dell’hi tech.

7 Un problema é relativo al rapporto tra servizio sanitario pubblico e sanità privata. In Lombardia, Toscana ed Emilia convivono tutti e due e benissimo. La sanità privata interviene in regime di convenzione laddove quella pubblica non ce la fa. Che cosa intendete fare?

E’ necessario convenzionare le strutture sanitarie di eccellenza ligure e far sì che le altre regioni si convenzionino con le nostre strutture, non incentivare il flusso opposto. La sanità lombarda vive anche grazie ai pazienti che riceve dalle altre regioni.

8 Quante Asl ci saranno in Liguria?

Sarà necessario accorpare le ASL in base ai dettami normativi e ministeriali, certamente non creando un’unica ASL in una prima fase. Il passaggio a tre ASL sembra oggi indifferibile.

È difficile pensare di accorpare le 5 Asl: certamente comporterebbe un risparmio ma si rischierebbe di penalizzare i pazienti delle Asl più piccole e più periferiche.

9 Il Gaslini é una eccellenza internazionale. Intendete aiutarlo? Se sì, come?

Il Gaslini è un’eccellenza ma è stata progressivamente abbandonata dal governo centrale. Come Istituto Scientifico ha necessità di fondi statali destinati alla ricerca: su questo stimoleremo il Governo, impegnandoci contemporaneamente a trovare una soluzione al problema dei precari di lungo corso .

10 Come regolerete il confuso regime dei ticket?

Il nostro impegno è quello di non ricorrere all’aumento per ripianare il deficit sanitario. Non chiederemo sforzi ai cittadini, al contrario taglieremo la spesa pubblica, a partire dalla galassia di società che gravitano attorno alla Regione: dovranno essere ridimensionate.