“Nelle ricerche dei dispersi utilizziamo le stesse tecniche impiegate per trovare i corpi nell’incidente della Costa Concordia”. Lo racconta uno dei sommozzatori dei vigili del fuoco al lavoro, assieme a guardia costiera e capitaneria, a molo Giano per recuperare le due vittime che ancora mancano all’appello.“Immaginate un terremoto – racconta – i problemi sono gli stessi ma le macerie sono a sette, otto metri sott’acqua, e quindi ci sono problemi di visibilità, di pressione, servono proiettori particolari. E poi bisogna garantire la sicurezza del sommozzatore che scende in profondità come un palombaro, quindi senza bombole e boccaglio, anche poter comunicare con l’operatore a terra tramite una ricetrasmittente”.
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