Fa un certo effetto e offre una sincera soddisfazione assistere a un servizio di tg nazionale sugli incontri del neo premier italiano, Enrico Letta, con i leader europei. Prima la cancelliera Angela Merkel, poi a Parigi il presidente François Hollande, quindi i vertici della Ue, nel quale si ascoltano frammenti di dialogo fra i Grandi.
Nessun traduttore per il primo ministro italiano che con la cancelliera parla in un ottimo inglese (madame, invece, aveva l’angelo custode per la traduzione), poi all’Eliseo uno scambio di battute con Hollande in un perfetto francese.
Dopo Mario Monti, anche Letta fa fare al nostro Paese la bella figura di chi sa muoversi, parlare tutte le lingue, giocare un ruolo diplomatico con stile.
Servirà a poco? Può darsi, ma l’effetto esteriore è eccellente. Meglio così, in ogni caso, piuttosto dell’ultima barzelletta raccolta al bar o della canzone sussurrata di Charles Trenet (bella senza dubbio) ma più adatta a un crooner che a un premier.
politica
Letta, le lingue e lo stile ritrovato
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