E' caccia al basista genovese: sul caso Adinolfi gli investigatori sono convinti che Cospito e Gai non abbiano agito da soli. Si cerca di risalire a chi abbia ospitato i due nei giorni precedenti o subito dopo l'attentato e anche chi li abbia aiutati a effettuari i sopralluoghi. Gli inquirenti, sia i carabinieri del Ros che la Digos, stanno concentrando le loro attenzioni sulla cellula genovese del movimento anarco-insurrezionalista.
Intanto è emerso dal decreto di fermo nei confronti dei due presunti responsabili dell'attentato che la procura di Genova aveva chiesto l'arresto di Nicola Gai e Alfredo Cospito a fine giugno ma il Gip disse no perché mancavano i "gravi indizi" a carico dei due indagati.
Infatti il Gip non riteneva che i due individui immortalati dalle telecamere in via Galata il 7 maggio circa 15 minuti dopo il ferimento di Adinolfi e a poca distanza dal luogo in cui era parcheggiato lo scooter utilizzato per compiere l'attentato potessero essere identificati con certezza.
Come emerge dal provvedimento emanato oggi, successivamente però, "il quadro si è arricchito degli esiti degli accertamenti antropometrici" e da "alcune conversazioni intercettate" da cui "si desume il pericolo che i due indagati si diano alla fuga"
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