Cronaca

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Il comandante Francesco Schettino già sabato mattina era condannato senza appello. Oggi – abbandonato da Costa - la sua posizione se possibile è ancora peggiorata. Per l'opinione pubblica non ha attenuanti: vile, donnaiolo e magari pure ubriaco. Da rinchiudere e gettare via la chiave. Non importa se dopo il gigantesco errore abbia messo in salvo centinaia di vite con una manovra che ha portato la nave a pochi metri da riva. E non vale cercare delle giustificazioni legate allo choc per aver provocato un disastro di proporzioni galattiche. Non ci sono scuse.

Di fronte a lui si erge la figura di Gregorio De Falco, il comandante della Capitaneria di Livorno che diventa l'idolo del popolo virtuale. La sua conversazione con Schettino è la più cliccata a spasso per il web. E anche qui, nessuno bada a ricordare che nel fare il suo lavoro, il personaggio era consapevole di parlare a futura memoria. E' lui stesso a ricordare a Schettino che la conversazione sarebbe stata registrata. Un uomo professionale, padrone dei propri nervi, consapevole del significato della parola “onore”, contrapposto ad un altro uomo che non aveva dimostrato professionalità, calma e consapevolezza del ruolo di un comandante.

Una differenza abissale, esagerata. Specchio dell'Italia e dalla necessità di dividersi tra bravi e cattivi, tra esempi positivi ed esempi negativi. Così va la politica, così è la vita. Nulla di nuovo anche nel vedere il fenomeno più trash della settimana: il clamoroso successo delle magliette con la scritta “Vada a bordo, cazzo” per ricordare le affermazioni dello stesso De Falco al comandante Costa.

Voglia di eroismi, da far durare un giorno. Gli stessi che hanno già dimenticato Manrico Giampietroni, l'ufficiale spezzino che ha lasciato la nave soltanto dopo essersi rotto una gamba e aver salvato decine di croceristi. Nessuna maglietta per chi ha ceduto il proprio posto sulle scialuppe a chi era in acqua.