
Il pareggio scialbo di ieri contro il Pisa non è stato soltanto un passo falso nel risultato, ma l’ennesima fotografia impietosa di un Genoa pieno di limiti. Difetti noti da tempo e che contro la squadra di Gilardino sono emersi tutti insieme, senza più alibi. Una prestazione povera, senza anima né idee, che ha riacceso interrogativi mai sopiti sul reale progetto tecnico e societario.
A questo punto la palla passa inevitabilmente alla società. Una società che appare già in colpevole ritardo, perché a oggi avrebbe dovuto presentare almeno i primi rinforzi indispensabili per dare un senso a questa stagione. Il mercato, invece, racconta di attese, rinvii e occasioni perse. E su tutte spicca la scelta — se confermata — di rinunciare a Mattia Perin per circa un milione di euro: una decisione difficile da comprendere. Perin non sarebbe stato solo un portiere affidabile, ma un leader vero, uno capace di garantire punti e di prendersi lo spogliatoio sulle spalle nei momenti delicati. Esattamente ciò che manca a questo Genoa.
In un contesto così confuso, l’unica nota positiva arriva ancora una volta dalla Gradinata Nord. Fischi e mugugni sì, ma solo al triplice fischio, con una compostezza e un attaccamento che meritano rispetto. Nessuna contestazione preventiva, nessun attacco diretto alla società, neppure un invito esplicito a muoversi sul mercato. Una scelta che sorprende, perché la piazza è tutt’altro che serena. Il malcontento cresce e il credito di Sucu, almeno tra i tifosi, sembra ormai esaurito. Anche Blazquez, sparito un po' dai radar, è finito nel mirino di una tifoseria che chiede chiarezza.
Qui non si parla di dettagli o di pazienza da concedere: in ballo c’è la Serie A. Il rischio è quello di una stagione buttata via per mancanza di coraggio, di visione e di investimenti. Sucu deve battere un colpo, uscire allo scoperto e dire chiaramente che cosa vuole fare del Genoa. Perché finora, al netto delle dichiarazioni, si è occupato di vendere i migliori e amministrare. Troppo poco per una piazza come Genova, troppo poco per un club che dovrebbe ambire a qualcosa di più della semplice sopravvivenza. Se non è in grado di tenere questo club lo metta in vendita.
Il tempo delle attese è finito. Ora servono fatti, non promesse. E servono subito.
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