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Il disastro di Firenze è sotto gli occhi di tutti. Il Genoa ha una squadra fantasma che si porta appresso tensioni e orrori tecnici e tattici che vengono da distante. Il 6-0 subito è stato umiliante, non si è salvato nessuno, ma almeno ha fatto capire a tutti definitivamente la portata del disastro. È dura, ma chi è serio capisce che è meglio così piuttosto che raccontarsi delle panzane. L'eredità di Preziosi che ha ancora un ruolo all'interno del sodalizio, è stata pesante con una squadra assemblata male dopo che le ultime stagioni sono state una Via Crucis.

Insomma l'ex presidente ha mollato i pappafichi ed ecco il boccone avvelenato. Il 22 settembre scorso tutti hanno sperato in una svolta storica per il club rossoblu. Tutti i tifosi erano felici e chiedevano discontinuità. Il fondo 777 Partners si è comunque mosso, sono arrivati anche investimenti oggettivi sul mercato oggettivi, ma i risultati purtroppo non sono mai arrivati. Il calcio è spietato. Ballardini via, poi fuori pure Sheva per un progetto saltato subito. A Konko non si poteva e non si doveva chiedere nulla. La notte al Franchi non la meritava. Ora per sperare nella salvezza ci vuole una reazione generale non di odio verso chi non ne può niente, ma verso l'unità se a qualcuno interessa ancora questa parola. Intanto l'ultima carta che ha calato il general manager Spors è quello di Bruno Labbadia.

Il tecnico tedesco firma un contratto fino al 2024, ma quello che vogliono i genoani sono i risultati nelle 16 partite rimanenti. Per fare il miracolo, perché di questo si tratta, occorrono 7 vittorie e tre o quattro pareggi. E poi andate a vedere le altre. Cagliari, Salernitana e Venezia ad oggi sono le uniche alla portata. Serve un ruolino di marcia distantissimo fa quello fin qui condotto. Labbadia che ha allenato club comunque importanti in Germania avrà anche Piccoli e Miranchuk in più. L'Atalanta dovrebbe concederli in tempi brevi. Sabato al Ferraris arriva l'Udinese che sa di ultima spiaggia. In casa dovranno arrivare molti punti, ma il Genoa dovrà cambiare pelle e i tifosi remare tutti dalla stessa parte. Poi i giocatori si assumano le loro responsabilità. La dignità e l'onore prima di tutto. Non si mortifica così la storia del Grifone e l'unico patrimonio vero che da sempre ha: la passione unica che nessuno ha il diritto di usare.