Porto e trasporti

GENOVA -  Entro il 31 dicembre del 2026 Genova avrà la sua nuova diga foranea: lo ha ribadito a Primocanale il presidente dell’Autorità di sistema portuale Paolo Emilio Signorini, dopo aver ricevuto dal ministro Cingolani la firma sul decreto di Valutazione di Impatto Ambientale dell’opera.

Una firma molto attesa, quanto è importante per il futuro della diga?
“Lo è moltissimo. Noi avevamo già acquisito tutti gli altri pareri per chiudere la Conferenza dei servizi, mancava solo il decreto sulla Valutazione d’Impatto Ambientale del Ministero della transizione ecologica che è arrivato questa mattina. A questo dobbiamo far seguire l’approvazione di fronte al Comitato speciale dei lavori pubblici, una commissione riunita ad hoc per le infrastrutture strategiche nazionali, e tra metà maggio e metà luglio aggiudicheremo la progettazione definitiva ed esecutiva dei lavori”.

Chi sono le aziende che hanno chiesto di partecipare a questa gara?
“I grandi raggruppamenti che hanno manifestato l’interesse nella costruzione di quest’opera sono due: al loro interno devono avere diverse anime, quella progettuale, quella costruttiva, varie specializzazioni. Sono raggruppamenti molto forti, di caratura internazionale: l’unico neo è la congiuntura nella quale ci troviamo, con un forte apprezzamento delle materie prime che porterà a un inevitabile aumento dei costi, unito a un difficile reperimento delle materie prime stesse. Staremo molto attenti, anche grazie all’aiuto del Ministero delle Infrastrutture, a tradurre in modo corretto questa situazione nel bando di gara”.

La diga arriverà a costare molto di più?
“Noi abbiamo un aggiornamento che parla di poche decine di milioni di euro che possiamo assorbire nel quadro economico dell’appalto; poi si dovranno valutare le successive spinte inflattive ma siamo fiduciosi”.

Quando partirà il cantiere?
“Noi, considerate le fasi di progettazione, abbiamo la cantierizzazione prevista nel novembre di quest’anno: fortunatamente la diga viene costruita a mare ma ci saranno comunque delle aree di cantiere che andranno allestite”.

Quando vedremo completato il primo lotto?
“Abbiamo rifatto una valutazione sulle tempistiche nelle ultime due settimane e abbiamo stabilito che il periodo di lavoro per il primo lotto di costruzione sarà di quattro anni: la prima parte della diga sarà dunque completata entro il 31 dicembre 2026, così anche da rientrare nei parametri del Pnrr. Ricordiamoci che la prima fase della diga è quella che sbloccherà la maggior parte dei colli di bottiglia che oggi ci mettono in difficoltà”.

Spesso gli appalti si bloccano per colpa dei ricorsi: per quest’opera le cose dovrebbero essere un po’ diverse.
“Si, perché c’è un regime per cui la stazione appaltante può procedere con le attività previste dal cronoprogramma, anche in caso di pendenza di sospensiva. Questo avviene perché le opere strategiche del Pnrr hanno tempi stringenti e la diga è uno di questi”.

Perché la diga è così importante?
“La diga attuale è stata costruita nel 1930, è stata un’opera egregia che ci ha serviti fino a oggi. Negli ultimi vent’anni, però, abbiamo scoperto che per due fattori, il gigantismo navale e l’evoluzione delle norme sulla sicurezza in mare, lo specchio acqueo di cui disponiamo non basta più: la diga è quindi un modo per allargare la città e per permettere al suo porto di restare competitivo anche negli anni a venire, sia nella parte commerciale che in quella legata alle crociere e ai traghetti”.

Perché lei ha spesso detto che questo è il momento ideale per costruire quest’opera?
“Una diga non si costruisce tutti i giorni: quella che abbiamo oggi è una congiunzione astrale unica nel suo genere. Tutto parte dalla tragedia del Morandi che, a scopo riparativo, ha portato a Genova capitali mai visti prima: noi eravamo partiti anche prima di questa tragedia, con lo studio di fattibilità tecnico nautica della diga che è precedente al 2018, ma solo adesso, anche grazie alle ulteriori risorse derivanti dal Pnrr, successivo alla pandemia, è stato possibile progettare l’opera nel dettaglio. Un insieme di fattori così abilitanti come quelli che abbiamo oggi sarà davvero difficile trovarlo in futuro”.

 

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