Politica

LIGURIA - La sfida a distanza tra la Lega e Giovanni Toti non accenna a placarsi: il possibile gruppo centrista che il governatore della Liguria sta costituendo con Matteo Renzi e Carlo Calenda rischia di far saltare gli accordi, sempre più precari, del centro destra in regione. Una situazione che potrebbe travolgere non solo, come sembra ormai chiaro, il patto elettorale per la ricandidatura di Pierluigi Peracchini alla Spezia, ma anche la stessa tenuta della giunta regionale.

Le sollecitazioni leghiste, contrarie a ogni nuovo ingresso centrista nell’area politica di centrodestra, non stanno fermando le consultazioni tra i leader di centro e nuovi colpi di scena, anche clamorosi, non si possono escludere. Intanto in regione c’è attesa per la verifica di maggioranza, con la Lega che chiede una ridistribuzione degli assessorati: sul tavolo della discussione ci sono le deleghe a sanità e bilancio che, dopo le elezioni del settembre del 2020, sono rimaste in capo al Governatore. Il quale rilancia, dicendosi “disponibile a discutere di tutte le deleghe, compresa quella allo Sviluppo Economico”, attualmente in capo ad Andrea Benveduti, esponente della Lega. “Si accorgeranno che io sono quello che lavora di più”.

Sul fronte opposto, però, al di là delle schermaglie sui nomi da collocare nella possibile nuova squadra regionale, la preoccupazione è legata a doppio filo alle scelte e ai comportamenti del Governatore. “E’ legittimo – ha detto in proposito Edoardo Rixi – che Toti stia perseguendo un suo disegno politico diverso da quello attuale ma è altrettanto legittimo pretendere che il Governatore si occupi a tempo pieno della sua regione senza essere distratto da questioni che con la Liguria non hanno nulla a che fare. Io stesso, in passato, ho rinunciato a una carica a Roma (Rixi si dimise dalla Camera dei Deputati nel 2010 per assumere l’incarico di Consigliere Regionale, ndr) per occuparmi a tempo pieno della mia regione”.

Il nodo vero, però, non è logistico ma politico: il progetto centrista di Toti non piace, aprire il centrodestra a Calenda e soprattutto a Renzi (con quel che ne conseguirebbe a livello locale, dove il riferimento dell’ex premier è Raffaella Paita) è considerato dalla Lega (e da Fratelli d’Italia) un errore da matita rossa e per questo tutto ciò che favorisce una simile ipotesi, compresa la candidatura, poi tramontata, di Pierferdinando Casini alla presidenza della Repubblica, è osteggiato recisamente.
Retroscena di stampa descrivono Toti sorpreso da questa dura presa di posizione leghista poiché pensava, ma i fatti successivi gli hanno dato torto, che Matteo Salvini avesse benedetto il processo di allargamento della maggioranza al centro. E’ evidente che le schermaglie romane nei giorni delle elezioni per il Quirinale hanno cambiato le carte in tavola. O forse Toti ha malinteso le intenzioni del ‘capitano’ e ha precorso i tempi.

Sullo sfondo la posizione del sindaco Marco Bucci che non solo sta governando il capoluogo ligure con la coalizione di centrodestra ma deve anche trovare un appoggio condiviso per il secondo mandato: “Io sono amico di tutti’ - ha detto ieri il sindaco di Genova a Primocanale – ricevo ogni giorno rassicurazioni da Toti, Rixi, Rosso e Mascia, la discussione in atto non mi riguarda”. Una posizione da manager “alla Bucci”, uomo operativo e poco politico, ma è evidente che se la crisi dovesse degenerare anche il primo cittadino dovrà scegliere da che parte stare.

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