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"Se stiamo insieme ci sarà un perché..."
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  "Se stiamo insieme ci sarà un perché..." canta Riccardo Cocciante in un motivo che nel 1991 vinse il Festival di Sanremo. La canzone racconta la storia di una coppia e ben si addice al governatore della Liguria Giovanni Toti e al sindaco di Genova Marco Bucci. Tra di loro possono dirsene e farsene "di ogni", ma se provi a prendertela con uno, l'altro interviene subito in sua difesa. Si sono trovati e questa dovrebbe essere una forza del centrodestra. Invece...

Succede, invece, che la sconfitta elettorale di Savona stia lasciando i suoi strascichi, per la semplice ragione che c'è un elemento di scontro su tutti: le liste personali che Toti ha presentato e ha intenzione di presentare alle prossime tornate, prima fra tutte Genova. Fratelli d'Italia, attraverso il suo commissario Matteo Rosso, ha rivolto un caloroso invito a Toti: lascia perdere le tue liste e semmai fai il federatore. Il governatore a stretto giro ha risposto picche. E mostra freddezza, devo dire ricambiato, anche verso la Lega, che vanta una sorta di primogenitura sulla designazione di Bucci, quasi cinque anni fa. Solo che il sindaco ama professarsi indipendente da tutti e da tutto, a parte l'adesione al centrodestra.

Notoriamente non sono fra i più teneri con Bucci, ma stavolta devo dargli ragione. Proprio lui è la plastica dimostrazione, non l'unica in Liguria e in Italia, che il centrodestra vince se è coeso, cioè se fa valere i valori condivisi ed evita le risse da comari alla ricerca di consensi per i singoli o per i partiti. Da questo punto di vista, lo stesso Toti deve fare esercizio di autocritica, ma ancor di più deve farlo chi ritiene, in prospettiva, che il governatore non deve impiegare nell'agone elettorale le liste di Cambiamo.

Il calcolo di Fratelli d'Italia e anche della Lega è che senza le liste di Toti in campo i voti andranno all'uno o all'altro partito. Temo per loro che sia un calcolo errato. Tanto a Savona, come a Roma e Torino si è dimostrato che appena il centrodestra accenna a dividersi la gente non va a votare. A Genova, e più generalmente in Liguria, c'è un elemento in più: è stato l'arrivo di Toti ad aver radicalmente modificato i rapporti di forza fra centrodestra e centrosinistra.

La Regione e il suo capoluogo (come Savona...) erano a trazione Pd più alleati.
Inoltre la storia ha un peso e qui la storia insegna che non hanno avuto diritto di cittadinanza i pensieri su cui si fonda la destra di Fratelli d'Italia. Di più: se andiamo a ben vedere, alle latitudini liguri è stata soprattutto la Lega "di sinistra" ad attecchire, quella che prova a tutelare prima di tutto le fasce più deboli della società. Certo non la Lega che fa riferimento a Matteo Salvini, decisamente più di destra rispetto per esempio a Giancarlo Giorgetti (non parliamo poi del fondatore Umberto Bossi).

In questo scenario, immaginare che il centrodestra possa redistribuire al proprio interno i voti moderati che fanno capo a Toti appare una pia illusione. Difatti, il governatore neanche ci pensa. E Bucci sta con lui. "Se stiamo insieme, ci sarà un perché...".