CRONACA

Con lui due ragazze che suonano nell’orchestra del Festival dei Giovani: “Un luogo che va vissuto”

Roland: "Ero perso nella droga e nell'alcool, un rosario ha cambiato la mia vita"

di Tiziana Oberti

giovedì 20 agosto 2015

“Sognavo di fare il chitarrista heavy metal, ma mi sono perso nella droga e nell’alcool, qui mi sono convertito e ho cambiato la mia vita”. E’ una delle testimonianze più forte raccolta nel viaggio di Primocanale al Festival dei giovani di Medjugorje. Con lui la testimonianza di due musiciste che suonano nell'orchestra internazionale: "Un posto che va vissuto"


MEDJUGORJE - Il diario del mio viaggio a Medjugorje per seguire il 26° Festival dei Giovani che ha portato nel paese della Bosnia Erzegovina oltre 60mila ragazzi da 66 paesi del mondo finisce oggi con un incontro 'triplo'. Il racconto di Roland Patzleiner che da ragazzo perso nella droga si è convertito e ha cambiato vita e la testimonianza di due ragazze italiane che suonano nell'orchestra internazionale del Festival.

Tra qualche giorno lo speciale con interviste, testimonianze e il racconto di questi 7 giorni insieme a un gruppo di 150 liguri partiti da Genova.

Incontro Roland nella pensione di Medjugorje dove alloggiamo, è venuto, ritagliandosi una mezz’ora tra le prove e gli appuntamenti del Festival, a fare testimonianza al gruppo di pellegrini liguri. Mi sembra pensieroso, molto riservato con lui ci sono due ragazze. Mentre mi presento ho la sensazione di disturbarlo, sta preparando microfono e chitarra, non sembra molto convinto di fare un’intervista, mi dice che ha i tempi stretti e allora io mi metto a parlare con queste due ragazze italiane Graziana e Rossella con le quali è subito feeling. Fanno parte dell’orchestra internazionale del Festival e mi colpisce subito il loro sorriso che è coinvolgente come la loro passione, trasmettono gioia e freschezza. Roland ci interrompe perché deve iniziare la testimonianza, dice che può fermarsi solo fino alle 15 (quindi circa 30 minuti) racconta di sé alternando le sue canzoni e quando se ne accorge sono quasi le 15.30...vorrebbe raccontare, raccontarsi ancora con sguardo dolce e voce pacata ma deve andare. Il suo italiano ogni tanto subisce l’influenza del croato ma l’entusiasmo, e anche la fermezza di alcune dichiarazioni, non cambiano. Quando rivela di come era “perso nella droga e nell’alcol” sembra impossibile a vederlo oggi pensando che è uno degli animatori dell’adorazione e che ha trasformato la sua vita, dalle tenebre alla luce. Prima di andare via mi dice che per l’intervista può tornare il giorno dopo e così fa arriva in auto, sempre con Graziana e Rossella, in un primo pomeriggio durante un temporale estivo. Mi sembra ancora indeciso se fare l’intervista o no ma poi inizia a parlare ed è un fiume in piena che sembra non fermarsi, dai suoi occhi traspare una gioia speciale, la consapevolezza di chi si era perso e ha ritrovato la strada, sapendo che cosa ha rischiato. La voglia di raccontare che si può cambiare la propria vita anche quando sembra impossibile.

Di seguito la trascrizione letterale dell’intervista.

Roland è uno dei cinque animatori dell’Adorazione a Medjugorje, vive qui da 14 anni. Hai una storia molto particolare, una vera e propria trasformazione di vita, qual è?

Ecco saluto tutti! Medjugorje per me è stato il luogo dove ho incontrato l’Amore di Dio, avevo altri progetti nel mondo non avrei mai pensato di fare questo nella mia vita anche di lasciare casa, vivere qui. Questo luogo penso è una grazia per tanti. Io credo che eventi come il Festival dei Giovani, che è appena finito, seminano nel cuore di tanti giovani, ma anche di tante persone, nuova speranza e senso di vita.

Io come tanti giovani mi sono perso nella droga, nell’alcool e nel peccato cercando di realizzare una vita come il mondo propone.  Io non conoscevo, nonostante venissi da un ambiente abbastanza credente, la mia famiglia di Bolzano era tradizionalmente cattolica, quello che poi ho capito adesso: Maria ci invita da tanti anni, dal 1981 a una vita più profonda, spirituale e io ho sperimentato la potenza della preghiera, quelle  cose semplici. La cosa bella di questo luogo è come ha trasformato la mia vita, così credo che il Signore può veramente intervenire in tante situazioni difficili specialmente per trovare il senso dell’esistenza e io ho fatto qui a Medjugorje questa esperienza attraverso quello che io penso è uno dei messaggi più profondi: di invitare tante persone a pregare perché proprio questa cosa semplice che non è facile poi, si dice facile a dire...però pregare, decidersi a pregare ogni giorno, vivere la fede con il cuore anche in un mondo che sembra autosufficiente, dove non serve la fede, io ho sperimentato qui, nonostante tutte le mie convinzioni, una realtà che penso, specialmente i giovani ma anche ogni persona cerca questo Amore, questo sentirsi amati.

Io volevo diventare un chitarrista heavy metal di questi gruppi da cui mi ero fatto guidare durante l’adolescenza come idoli, come i mass media propongono tanti modelli di vita che poi uno rimane preso veramente e crede che questo sia la realizzazione. Io ho sperimentato fino a 19 anni che facevo, cercavo di fare, però mi sono proprio riempito di un grande non senso del’esistenza con le conseguenze del peccato, della droga, di tutte le cose, ma poi anche l’influenza specialmente della musica e quello lo sottolineo perché l’ho vissuto, poi naturalmente dipende anche da come uno è fatto, dalla sensibilità però ci sono anche studi scientifici che la musica ha un influsso sulla persona, perciò io faccio questo da quando prima in un modo adesso dopo Medjugorje e la conversione in modo diverso, perché credo che la musica abbia una forza straordinaria per aiutare, è un aiuto specialmente qui ho sperimentato questo di aprire il cuore, cioè quello che ho sperimentato con l’altra musica che ha quel messaggio aggressivo, anarchico, di ribellione e poi tutte le cose della morte e del disprezzo della vita...fondamentalmente c’è questo: io mi facevo prendere da queste cose perché dentro vivevo questa morte ed ero contento e convinto di questo e guai a chi mi diceva qualcosa. Allora è stata come sempre la preghiera delle mamme, in famiglia, come la Madonna ci ricorda, la preghiera di tante persone in qualche modo, che adesso non posso dire tutto, però sono venuto qui a Medjugorje e ho fatto questa esperienza  e come la Madonna ci dice: “Pregate perché quelli che non hanno fatto l’esperienza dell’Amore di Dio possano farla.

La cosa più bella, la cosa che mi è rimasta più impressa è soprattutto quando un giovane mi aveva detto “io non credo che esista il bene”. Ognuno vive nel suo ambiente come io vivevo a Bolzano, nella mia città, un giovane come tanti altri che conoscono quelle cinque cose. Io non conoscevo una realtà spirituale, una cosa che dà un senso, che io ho poi sperimentato qui nel sentire prima nel mio cuore, a cui non ci credevo che c’era questa realtà, che mi diceva ‘ti amo così come sei’, cose che poi adesso capisco che è l’Amore di Dio però c’è voluta l’esperienza come qui a Medjugorje che si fa, che ci si incontra da tutto il mondo, ma poi penso che le parrocchie o il cammino cristiano dovrebbe essere quello lì di camminare insieme, questo io ho sempre sottolineato perché pregando qui il rosario anche in Chiesa come si fa, si fa un’esperienza molto particolare perché  quel rosario dà la possibilità di pregare tutti insieme, in tutte le diverse lingue e questa comunione, questo sentirsi uniti  e penso che anche qui al Festival una cosa molto bella è vedere che tanti giovani nel mondo vivono la fede e questo dà coraggio sennò nel mondo sembra che questo non c’è più perché sono tutte altre cose: televisione, tutti quei mass media che ti dicono altre cose.

Venendo qua il passo importante è stato la grazia attraverso la confessione, l’incontro nella Messa e poi un dono personale ricevuto qui a Medjugorje è stato che io, non perché me l’ha detto qualcuno, ho detto non andrò più a dormire senza aver pregato almeno un rosario. Una cosa semplice che ognuno può fare, quel rosario ha cambiato la mia vita, come dice la Madonna, infatti, il Signore ti fa incontrare le persone, realizza il suo progetto. I progetti che avevo nel mondo li ho lasciati qui, piano piano naturalmente, nel lungo cammino e poi nella preghiera anche la musica, mi sono ritrovato a dire che questo dono lo userò solo per il Signore. E questo ha sviluppato un po’ tutto il mio cammino dell’animazione qui a Medjugorje, di scrivere dei canti ma poi anche la convinzione che, come la Madonna invita tutti a pregare, perché questi semi di speranza, ma anche specialmente della pace e della gioia, possono nascere attraverso anche la musica ma poi anche la preghiera, perciò io sono qua a fare questo.

Al Festival dei Giovani c’è un coro e un’orchestra composti da ragazzi e ragazze che vengono da tutto il mondo, queste due ragazze italiane fanno parte dell’orchestra...

Sono Graziana e vengo da Fasano in provincia di Brindisi

Come sei arrivata qui a Medjugorje e al Festival dei Giovani?

Sono arrivata grazie alla mia amica Rossella, la quale mi ha messa in stretto contatto e amicizia con Roland e poi dalla prima volta, che non è stata per il Festival ma giusto per conoscere questa terra e questa realtà, ci sono ritornata con molto piacere per il Festival l’anno scorso e quest’anno è il secondo.

Com’è il Festival visto ‘da dietro’ e quindi dal coro e dall’orchestra con questa marea di gente e decine, centinaia di bandiere di tutto il mondo?

Molto, molto emozionante, ma anche riflessivo e meditativo. Penso che non ci sia molta differenza tra lo stare da una parte o dall’altra in quanto comunque si ha quel giusto spazio per riflettere e trarre la propria considerazione da tutto quanto, insomma, si sta in preghiera, comunque.

E ora sentiamo chi ti ha portato al Festival che è un po’ una veterana...se non sbaglio è la quarta volta?

Sì...io sono Rossella e vengo dalla provincia di Matera e ho portato qui Graziana perché era giusto che dovesse fare la mia stessa esperienza o almeno provare nonostante comunque sia un modo diverso perché ognuno la vive un po’ come vuole e come crede perché io credo che ognuno debba fare questa esperienza e non sentire il parere della gente e vedere ciò che dice la gente in base a questo luogo perché ci sono troppi pregiudizi. E' un luogo che va vissuto, non credo che si debba venire qui per vedere il fenomeno ma, semplicemente per incontrare gente che ti lascia qualcosa e infatti ciò che più sento qui è un qualcosa dal punto di vista musicale che mi ha dato davvero tanto. L’incontro con Roland ad esempio ha contribuito ad accrescere sempre di più questa mia voglia di suonare perché abbiamo anche lavorato a un CD che è uscito in questi mesi e niente che dire...questa è un’esperienza che credo ognuno debba fare.

Non abbiamo detto Graziana suona il violino mentre tu suoni il flauto traverso. Ti chiedo qual è l’emozione di suonare in un’ orchestra così internazionale di ragazzi che vengono da tutto il mondo?

Sicuramente è un’emozione grande soprattutto il primo giorno del Festival quando c’è davvero quell’atmosfera coinvolgente e, che poi forse, va un po’ via il resto dei giorni perché c’è stanchezza ma sempre tanta voglia di suonare insieme ed è una emozione unica perché lì capisci che, oltre la preghiera, c’è un’altra cosa che accomuna tutti ed è la stessa lingua cioè la musica e quindi suonare per Lei e per Lui è una bella cosa.

(Roland): Dico una cosa: per quanto riguarda il lavoro è stato bello ...io ho partecipato dal secondo Festival e Padre Slavko, ormai  è quindici anni che è andato in cielo, diceva una cosa guidando l’orchestra “Quando la professionalità diventa un problema bisogna allontanarlo”  E noi l’abbiamo vissuto questo. Perché dico questo? Perché è importante avere la base ma poi bisogna aprirsi allo Spirito, io ho sentito questo perché lei stava seduta dietro di me, l’anno scorso e sentivo questo flauto che aveva questo “tocco libero” cioè come lo Spirito Santo che può aiutare e anche questo lavoro, che non è stato programmato, anche su dei brani che ho fatto io, qui a Medjugorje, lei ha fatto delle improvvisazioni “suonare a vuoto “ come si chiama ed è una cosa bellissima e credo che proprio qui a Medjugorje, quest’orchestra che, nonostante che abbiamo questo bravissimo dirigente Damir, però c’è anche questa componente che è importante, questo tocco speciale perché poi il vero regista è la Regina della Pace. C’è una confusione da un lato, però, c’è questo ordine. Io ho sperimentato proprio che la musica, anche questo veicolo dello Spirito Santo che poi tocca il cuore, perciò anche questo CD ha avuto questo nome “Viaggio del cuore” perché è proprio un’espressione non di logica, di tecnica ma come viene cioè quello che lo Spirito esprime.

Io penso che è importante riscoprire questo nel mondo anche tecnologico, perfetto... penso che è un po’ l’inganno  un po’ del male: questa perfezione che non esiste. Una perfezione che non esiste, vorrebbe ma siamo limitati però c’è questa bellezza che è un po’ scoprire quella libertà interiore e attraverso la musica questo è un bell’esempio insieme alla preghiera...

(Rossella) Aggiungo una frase, io credo semplicemente che noi musicisti che veniamo qui non usiamo solo degli strumenti ma siamo strumenti quindi uniamo le due cose.

CHI SONO – Roland Patzleiner, nato e cresciuto a Bolzano, è uno dei cinque animatori dell’adorazione a Medjugorje dove vive da 14 anni.

Rossella Bifulco abita in provincia di Matera. Suona il flauto traverso nell’orchestra del Festival  dei Giovani di Medjugorje.

Graziana Galiulo abita a Fasano in provincia di Brindisi. Suona il violino nell’orchestra del Festival  dei Giovani di Medjugorje.

Insieme hanno realizzato un CD di musica strumentale che si intitola “Journey of the heart” (Viaggio del cuore)

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