CRONACA

"Dicono che il sole vada ai belli ma oggi Ŕ andato anche ai giusti"

Martina Rossi, imputati condannati a 3 anni. Il padre: "Oggi ha vinto la giustizia"

di Redazione

mercoledý 28 aprile 2021
Martina Rossi, imputati condannati a 3 anni. Il padre:

GENOVA -  La corte di appello di Firenze ha condannato a 3 anni ciascuno Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, imputati nel processo bis di secondo grado sul caso della morte di Martina Rossi, la studentessa 23enne deceduta il 3 agosto 2011 precipitando da un balcone dove era in vacanza a Palma di Maiorca (Spagna). Secondo l'accusa la ragazza stava sfuggendo a un tentativo di stupro. I due imputati sono stati condannati per tentata violenza sessuale di gruppo.

La pena inflitta a Vanneschi e Albertoni è quella che era stata richiesta nella requisitoria dal pg Luigi Bocciolini. I due imputati sono stati condannati per tentata violenza sessuale di gruppo. Dichiarato, invece, prescritto il reato di morte in conseguenza di altro reato. In primo grado il tribunale di Arezzo aveva condannato Albertoni e Vanneschi a 6 anni di reclusione per tentata violenza sessuale e morte in conseguenza di altro reato, accusa quest'ultima andata poi prescritta. In appello, il 9 giugno 2020, Albertoni e Vanneschi sono stati assolti. A gennaio la Cassazione, accogliendo il ricorso presentato dalla procura generale di Firenze, ha annullato la sentenza disponendo un nuovo appello. Per la Suprema Corte i giudici dell'appello avrebbero commesso, tra l'altro, un "macroscopico errore visivo" nell'individuazione del punto di caduta. Un errore che avrebbe indotto la corte a credere che Martina avesse scavalcato il parapetto dal centro del balcone, forse con l'intento di togliersi la vita. Per l'accusa, la ragazza quando cadde stava fuggendo da un tentativo di stupro.

"Dicono che il sole vada ai belli ma oggi è andato anche ai giusti. Questa è la fine di un tentativo di fare del nuovo male a Martina. Ci hanno provato ma non ci sono riusciti. Il mio primo pensiero è andato a lei, ai suoi valori, a lei che non ha fatto niente e ha perso la vita". Così Bruno Rossi, padre della ventenne genovese Martina Rossi morta precipitando dal balcone di un albergo a Palma di Maiorca (Spagna) il 3 agosto 2011 per sfuggire a un tentativo di stupro, commenta la sentenza bis della corte di appello di Firenze. La corte ha condannato a 3 anni ciascuno gli imputati Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi.

Bruno Rossi lo ha detto proprio mentre dopo la lettura della sentenza è tornato il sole su Firenze dopo una mattinata di pioggia e cielo plumbeo. I due imputati "hanno avuto tre anni di prigione per aver fatto male a Martina. Occorre rivedere il rapporto fra giustizia e pena", ha anche detto Bruno Rossi, inoltre "le donne devono essere più tutelate". Per il padre di Martina "in questi processi chi ci rimette sono sempre i poveri. Se non fossimo stati economicamente all'altezza, non avremmo potuto fare un processo lungo 10 anni".

E a Primocanale ha commentato: "E' andata bene anche se ci lascia l'amaro in bocca per come gira il mondo, ma almeno quando quei ragazzi gireranno per strada li indicheranno come quelli che hanno ammazzato una persona, una persona che aveva una mamma e un papà". 

"E' un passaggio doloroso ma non finisce qua. Sicuramente impugneremo la sentenza per Cassazione, perché siamo convinti che sia errata come ritenevamo errata la condanna di primo grado". Così il difensore di Luca Vanneschi, avvocato Stefano Buricchi, dopo la sentenza. "Aspettiamo le motivazioni - ha detto in serata l'avvocato Stefano Buricchi - però riteniamo questa sentenza un gravissimo errore giudiziario fatto in primo grado e perpetuato in appello. I giudici erano stati coraggiosi nel primo appello ad assolvere perché il fatto non sussiste. Ora in questo caso critichiamo fortemente questo verdetto". Luca Vanneschi si è detto molto amareggiato con le persone a lui vicine, anche per il clima creatosi intorno a lui e ad Albertoni. "Vanneschi ha visto che abbiamo dato tutto per la difesa - ha proseguito l'avvocato - si è sempre professato innocente e per questo è davvero distrutto. Ripeto, vedremo con le motivazioni e poi combatteremo in Cassazione. Resta l'amarezza di un processo in cui non sono stati presi in considerazione testimonianze e fatti che potevano essere determinanti". 



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