cronaca

Viaggio nel Centro recupero animali selvatici di Campomorone, fra allocchi e leprotti
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Un martin pescatore in via Sestri Ponente, due puzzole a Murta, allocchi recuperati nell'Imperiese, un mare di rondoni caduti dal nido che se non soccorsi, a differenza dei caprioli che invece conviene non toccare, rischiano di morire di fame.

Nella grande arca del Cras, il centro recupero animali selvatici di Campomorone, ci sono oggi centocinquanta animali feriti o comunque bisognosi di cure.

Addentrarsi nei due piani dell'ospedale di via Lastrico è fare un viaggio nel bestiario della Liguria, trovi di tutto, e il cuore diventa piccolo piccolo davanti a quegli animali, leprotti, una taccola (uno degli animali più intelligenti), pure gli "odiati" colombi, anatroccoli, uccellini di varie specie, caprioli, ricci.

"Abbiamo bisogno di tutti per riuscire ad aiutare ancora di più gli animali selvatici feriti" racconta Davide Rufino, naturalista anima del centro, braccio del destro del presidente Massimo Pigoni, che è pure vice presidente dell'Enpa Nazionale.

Al Cras hanno bisogno di aiuti economici, "perché i fondi della Regione Liguria non coprono neppure a un quarto delle nostre spese, come accade nelle altre regioni", ma anche di volontari: "Noi non ci limitiamo all'orario di ufficio ma quasi mai per mancanza di personale abbiamo la possibilità di andare a prendere gli animali feriti e siamo costretti di chiedere a chi li trova di portarli a Campomorone, con più volontari potremmo offrire un servizio migliore e salvare più animali".