PORTI E LOGISTICA

L'economia del mare della Liguria è strettamente collegata alla forza delle imprese del nord

Effetto virus. Se crollano le imprese, crollano porti e logistica: il dibattito a Primocanale

di Matteo Cantile

venerdì 10 aprile 2020



GENOVA - La liquidità delle imprese, nelle more dell’emergenza coronavirus, è stata al centro del dibattito di Porti e Città, il format di Primocanale dedicato all’economia del mare.

Sono convinto che il meccanismo utilizzato dal ‘decreto liquidità’ del Governo sia utile a fare arrivare a tutte le imprese una buona iniezione di capitali - spiega Paolo Emilio Signorini – il prestito sarà garantito al 90% dallo Stato attraverso Sace e sarà erogato dopo un’istruttoria affidata al sistema bancario: più sarà veloce questa istruttoria e meglio sarà per le aziende”.

Più critico il direttore dell’Unione Industriali di Savona (e membro del board dell’Autorità Portuale) Alessandro Berta: “Sono molto preoccupato per i tempi di tutta l’operazione e per i suoi costi. Ci sono dodici commi che regolano i dettagli del finanziamento, chi lo richiede dovrà rispondere allo Stato della gestione della propria azienda: tutte le società che hanno una credibilità bancaria – spiega Berta – tenderanno a farsi finanziare direttamente dalle banche, senza chiedere nessuna garanzia. Inoltre – continua il direttore degli industriali savonesi – la garanzia è del 90%, quindi le banche saranno costrette ad avviare lunghe istruttorie per accertarsi la sussistenza delle garanzie a copertura del restante 10%. E poi c’è un tema di costi: questa operazione non è costo zero, Sace, che è azienda pubblica quindi di proprietà di tutti, vuole essere pagata per la sua attività, trovo la cosa davvero scandalosa”.

Tempi e modi preoccupano anche Alessandro Pitto e Alberto Banchero. “Il diavolo è nei dettagli – dice il presidente di Spediporto Alessandro Pitto – il differimento del pagamento dei diritti doganali, ad esempio, è reso possibile per una serie di categorie tra le quali non figura quella degli spedizionieri, cioè la categoria maggiormente interessata a un provvedimento simile. Probabilmente è un aspetto che è sfuggito per colpa della fretta e su cui si rimedierà ma noi non vorremmo che, nell’applicazione pratica del decreto, si tenesse una linea contraria allo spirito del provvedimento che è quello di aiutare il sistema Paese in questo momento di grave difficoltà”.

Non ho nulla da contestare alla quantità delle risorse messe in campo, probabilmente il massimo che il Paese potesse permettersi – commenta Alberto Banchero, presidente di Assagenti – penso però che il decreto non sia stato spiegato nella forma corretta. Le imprese – continua Banchero – non avranno problemi di liquidità nell’immediato ma nei messi successivi: ipotizziamo che il settore delle crociere riparta a ottobre, noi fino a quel momento dovremo pagare i nostri dipendenti, molte aziende troveranno più conveniente chiudere per poi riaprire”.

Anche Psa sta vivendo un momento di crisi della liquidità: “Questa mattina ho personalmente sbloccato dei fondi – spiega Gilberto Danesi, membro del consiglio di amministrazione di Psa Italia – ma di certo i prossimi mesi saranno difficili. Noi stessi saremo costretti a differire alcuni pagamenti, utilizzeremo gli strumenti previsti dalla legge per la gestione del personale e dovremo dilatare nel tempo alcuni investimenti che avevamo già pianificato”.

Il presidente degli spedizionieri spezzini, Andrea Fontana, ritiene grave il momento anche a causa della situazione pregressa dell’economia italiana: “Questa crisi si innesta nella fragilità delle aziende che erano in larga parte sotto capitalizzate. E’ chiaro che le imprese che vivono del loro giro di affari non riescono a sopravvivere nemmeno a poche settimane di chiusura, se non vengono aiutate”.

Momento difficile anche per la Compagnia Unica: “Noi eravamo in una fase di ristrutturazione – spiega il Console Antonio Benvenuti – ora le carte sono certamente cambiate, anche se sicuramente riprenderemo in mano il nostro piano appena possibile. Il nostro problema, adesso, è garantire il pagamento dei nostri ragazzi: il 20 di ogni mese dobbiamo pagare lo stipendio, i salari costituiscono il 95% dei nostri costi, è una situazione non facile, ogni mese siamo a rischio”.

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