IL COMMENTO

Il 'miracolo' del ponte sul Polcevera dovrebbe restare unico

Delrio difende il Codice Appalti: "Basta modello Genova"

di Matteo Cantile

domenica 24 maggio 2020
Delrio difende il Codice Appalti:

Il modello Genova “non è replicabile”: lo dice, in contrasto con le posizioni ufficiali di gran parte del Governo, l’ex ministro alle Infrastrutture Graziano Delrio. Insomma, il meccanismo che ha permesso di costruire in sicurezza e legalità il ponte sul Polcevera dovrebbe, secondo il deputato Pd, restare un unicum e l’Italia tornare la tradizionale palude in cui affondare le opere, piccole e grandi.

Delrio difende il suo ‘codice degli appalti’, il testo unico approvato con Decreto Legislativo 18 aprile 2016 n. 50 quando lui era al Governo: “Non è vero che ha complicato la situazione, in gran parte ha snellito e semplificato le procedure”.

Che sono così snelle e semplici che in Italia ci sono circa seicento cantieri fermi (e non certo per colpa del Covid), di cui una fetta interessante anche nella nostra Liguria. Il raddoppio ferroviario del Ponente, il nodo ferroviario di Genova, il terzo Lotto dell’Aurelia, nello spezzino, i parcheggi di Noli e Monterosso, le case popolari di Imperia, le curve da allargare a Calice al Cornoviglio, sono tutti progetti fermi su un foglio di carta o in forte (talvolta gigantesco) ritardo. A questi andrebbe aggiunta la Gronda, ormai una sorta di mostro mitologico, una favola da raccontare ai bambini per farli addormentare.

A consultare gli elenchi ufficiali delle opere incompiute viene quasi da sorridere, se non ci fosse da piangere. C’è di tutto: palazzetti, licei, strade provinciali, ponti, svincoli, tangenziali. Bloccati. Talvolta sono inguardabili scheletri di cemento armato e impalcature ormai pericolanti, talaltra sono solo progetti (ben pagati, s’intende) chiusi in un cassetto.

Possibile che il semplicissimo e snellissimo Codice degli Appalti di Delrio non c’entri nulla? Ad ascoltare molti amministratori pubblici, invischiati in progetti fermi perché le aziende falliscono (talvolta anche due o tre volte) o in attesa di permessi che non arrivano mai, il quadro normativo andrebbe profondamente rivisto. E la scelta fatta a Genova di nominare un commissario che, nel rispetto della legge e sotto il controllo dell’Autorità Nazionale Anti Corruzione, facesse correre il cantiere si è rivelata provvidenziale.

Avere nominato il Sindaco, peraltro, ha rappresentato un’ulteriore funzione di stimolo: il primo cittadino ha tempi molto stretti per mostrare al popolo di cosa è capace, le successive elezioni incalzano sempre. Ecco perché assegnare al Sindaco un incarico così sfidante può essere l’uovo di Colombo: la sua responsabilità sociale è ben più pressante rispetto a quella di un anonimo funzionario e la sua voglia di finire l’opera in tempi brevi è pari alla sua speranza di essere rieletto.

Perché si dovrebbe rinunciare a questa ipotesi? Perché non considerare emergenziale la situazione in cui si trovano le opere pubbliche in Italia? Perché non provare a trasferire altrove un modello che si è rivelato vincente al punto che tutti lo considerano un miracolo?

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