Cultura e spettacolo

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Tra cultura pop e rigore critico il cinema torna a farsi specchio del nostro immaginario collettivo
6 minuti e 47 secondi di lettura
di Dario Vassallo
Matt Damon nel ruolo di Ulisse in 'Odissea' di Christopher Nolan

All'inizio di un nuovo anno cinematografico la domanda che ci si pone da un po' di tempo a questa parte è sempre la stessa: ci sarà ancora un “modello” adatto alla sala quando le maggiori piattaforme stanno acquisendo o condizionando il mercato tra serialità e un consumo casalingo che sembra quasi diventare prioritario? Il grande cinema ci prova comunque, tra cultura pop e rigore critico, blockbuster da miliardi di dollari e scommesse autoriali che cercano di scalfire l’egemonia dei franchise. Nel 2026, dalle grandi astronavi ai miti classici, dal supereroe solitario al mostro digitale, il cinema torna a farsi specchio del nostro immaginario collettivo — e lo fa con un’offerta più varia e audace di quanto molti avessero potuto prevedere.

Ecco dieci tra i film più attesi dell'anno e le loro date di uscita

La Grazia (Paolo Sorrentino, 15 gennaio)

Ha inaugurato la Mostra di Venezia con Toni Servillo che ha vinto la Coppa Volpi per il ruolo di Mariano De Santis, un Presidente della Repubblica che alla fine del suo incarico deve gestire due complicate richieste di grazia. E' un film austero e lontano da qualsiasi pretesa kitsch, l’opera meno indulgente e più sommessa del regista nel quale si ritrovano pochissimi suoi tratti distintivi. Determinato qui a provare un approccio diverso, Sorrentino disegna una favola essenziale sui conflitti interiori di uno statista, attenua la sua indisciplinata propensione all'appariscenza e punta ad una nuova e diversa maturità mettendo da parte il consueto e divisivo barocchismo formale.

Cime Tempestose (Emerald Fennel, 12 febbraio)

Programmato strategicamente per uscire a ridosso di san Valentino, questa nuova intepretazione del celebre romanzo di Emily Brontë porta un'apprezzata sceneggiatrice e filmaker (nota soprattutto per aver co-scritto la serie Killing Eve) a confrontarsi con una delle storie d’amore più potenti e tormentate della letteratura inglese, offrendo al pubblico un adattamento che promette di essere tanto cinematografico quanto visceralmente provocatorio. Con Margot Robbie nel ruolo di Catherine Earnshaw e Jacob Elordi nei panni di Heathcliff, Fennel cerca di distillare l’essenza emotiva e sensuale del romanzo, più che aderire pedissequamente alla sua ambientazione ottocentesca.

Il diavolo veste Prada 2  (David Frankel, 29 aprile) 

Secondo una classifica di Forbes, il trailer è stato il più visto del 2025. Quando l'originale debuttò nel 2006, divenne immediatamente qualcosa di più di un semplice film sulla moda: era un’epoca, un modo di guardare la cultura pop e le dinamiche di potere attraverso gli occhiali scuri di Miranda Priestly. Il sequel promette di rispettare quell’eredità mentre la trasforma: Runway, il giornale che Priestly dirige, non è più l’impero indiscusso della stampa patinata ma un campo di battaglia segnato dal declino delle riviste tradizionali e dall’avvento dei social network e delle strategie digitali di engagement. In questa nuova arena, Meryl Streep sarà chiamata a ridefinire il suo potere, affrontando sfide che nel 2006 non erano nemmeno immaginabili. Tornano ovviamente anche Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci cui si aggiungono Lucy Liu e Kenneth Branagh.

Disclosure Day  (Steven Spielberg, 11 giugno)

Non semplicemente un thriller di fantascienza ma un’esperienza cinematografica che si interroga sul significato più profondo della verità e sul modo in cui la affrontiamo collettivamente. Il regista che ha trasformato l’invisibile in iconico — da E.T. a Incontri ravvicinati del terzo tipo — torna qui a esplorare il mistero più grande: cosa accadrebbe se l’umanità scoprisse di non essere sola? La trama ruota attorno a una meteorologa di Kansas City — interpretata da Emily Blunt — che durante una diretta televisiva inizia a parlare in una lingua aliena, scatenando una crisi globale e un dibattito tra chi vuole rivelare la verità e chi la vuole tenere segreta. Come spesso accade con Spielberg, la macchina narrativa non è mai fine a se stessa quanto piuttosto un mezzo per sondare le nostre paure più profonde e la nostra fragilità di fronte all’ignoto.

Odissea (Christopher Nolan, 16 luglio)

Non è soltanto l'adattamento di uno dei testi fondanti della nostra civiltà ma un’impresa narrativa che tenta di intrecciare mito, memoria e tecnologia cinematografica in un’unica, gigantesca tela visiva. Per Nolan – il regista che ha portato il pubblico ai confini dell’universo in Interstellar e ha scandagliato l’animo umano in Oppenheimer – l’epica di Omero non è un semplice racconto da rivestire di immagini spettacolari ma una mappa delle tensioni interiori: il desiderio di casa, il peso dell’eroismo, la fragilità dell’umano davanti a forze che lo superano. Protagonista Matt Damon in un cast all-star che vede anche Tom Holland, Anne Hathaway, Zendaya e Robert Pattinson.

Spider-Man: Brand New Day  (Destin Daniel Cretton, 31 luglio)

Nel grande arazzo del Marvel Cinematic Universe, pochi eroi incarnano il paradosso del quotidiano e del leggendario come Peter Parker, alias Spider Man. Il capitolo precedente si era concluso con una scelta radicale del protagonista: per rimediare alle conseguenze della rivelazione pubblica della sua identità, aveva fatto in modo che tutte le persone che conosceva dimenticassero chi fosse. Il quarto episodio della saga potrebbe non essere soltanto un nuovo tassello nella cronologia dell'Uomo ragno ma l’inizio di un ciclo narrativo dove il peso delle identità perdute e ritrovate si confronta con la banalità del mondo di tutti i giorni trasformando Peter Parker da semplice simbolo di eroismo acrobatico in una figura che incarna la tensione tra responsabilità e desiderio di normalità.

Digger (Alejandro Gonzales Inarritu, 1 ottobre)

Un film con Tom Cruise lontano dalle rotte sicure di Mission: Impossible o Top Gun. Il progetto gioca esplicitamente con la contrapposizione tra potere e vulnerabilità. Il protagonista, Digger Rockwell, è descritto come “l’uomo più potente del mondo” impegnato a sventare un disastro di proporzioni bibliche, disastro, peraltro, di cui porta interamente la responsabilità. Sotto la superficie catastrofica si percepisce una riflessione sul ruolo dell’eroe moderno: non più una figura mitica che salva il mondo ma un individuo che deve fare i conti con le conseguenze delle proprie illusioni di grandezza.

Dune – Parte 3  (Denis Villeneuve, 18 dicembre)

Nei due precedenti capitoli, Villeneuve ha trasformato il deserto di Arrakis in qualcosa di più di un paesaggio alieno: un organismo vivente, con correnti di vento e sabbie come arterie pulsanti sotto un sole implacabile. In questo terzo episodio, previsto come l’adattamento di Dune: Messiah di Frank Herbert, quel mondo si allarga ulteriormente, attraversando un salto temporale di dodici anni che catapulterà Paul Atreides da messia combattente a imperatore tormentato dalla propria eredità e dalle ombre del potere. Il regista ha promesso un finale di saga che non chiude soltanto una serie di racconti visivi ma che interroga il pubblico sul prezzo del dominio, la natura della visione e il destino di chi osa rivoluzionare mondi e memorie.

Avengers: Doomsday (Anthony & Joe Russo - 16 dicembre) 

Diretto da una coppia di fratelli-registi che hanno inciso profondamente l’immaginario del franchise con Infinity War e Endgame, qui l’universo sullo schermo si dilata in una coralità senza precedenti. Figura centrale del conflitto è ovviamente il Doctor Doom interpretato da Robert Downey Jr. che irrompe da villain titanico e implacabile, incarnando un potere che non è mera forza bruta ma ingegno e visione disturbante. Accanto a lui, la rinnovata schiera di Avengers riunisce vecchie glorie e nuove alleanze: Anthony Mackie nel ruolo di Captain America, Chris Hemsworth come Thor, e un cast che include anche membri dei Wakanda, i Fantastici Quattro e gli X‑Men, suggellando così un dialogo narrativo tra diversi capitoli della storia Marvel.

Succederà questa notte  (Nanni Moretti, data di uscita da definire)

Chiudiamo con questo film di cui non è ancora possibile sapere quando uscirà, se a primavera (magari pronto per essere presentato al Festival di Cannes dove Moretti è un habituée e dove ha vinto l'ultima Palma d'Oro italiana nel 2001 con La stanza del figlio) o nel prossimo autunno. In ogni caso sarà un evento, come capita sempre per il regista romano che torna – dopo Tre piani – a confrontarsi con un'opera dello scrittore israeliano Eshkol Nevo. Liberamente ispirato alla raccolta di racconti Legàmi, intreccia più storie in un’unica trama esplorando le fragilità e le speranze che colorano le relazioni contemporanee — dalle paure taciute alle speranze non dette, passando per le difficoltà di connettersi in un mondo che corre troppo in fretta. Protagonisti Jasmine Trinca e Louis Garrel.

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