
Il Tribunale del Riesame di Genova, presieduto da Massimo Cusatti con a latere Marina Orsini e Luisa Camposaragna, ha praticamente riscritto l’impianto accusatorio della Procura sul corteo dello scorso maggio a difesa della Latteria di via San Bernardo. Respinta al mittente la tesi del pubblico ministero Giuseppe Longo che chiedeva il carcere per tutti i 26 imputati con l’accusa di devastazione e saccheggio, reato che prevede fino a 15 anni di carcere.
"Merita di essere condivisa la valutazione del Gip".
Nelle motivazioni depositate oggi i giudici sposano in pieno la linea del giudice Morando che aveva già bocciato le richieste di custodia cautelare in carcere: "Non sono stati documentati gli esiti concreti dei danneggiamenti; le azioni non sono state cieche e indiscriminate; non hanno provocato vasti e profondi disagi alla popolazione; non ci sono stati scontri con le forze dell’ordine; gli imbrattamenti hanno interessato zone circoscritte del centro storico; le 17 chiamate al 112 non avevano toni allarmati". Tradotto: niente a che vedere con la devastazione del G8 del 2001, in cui alcuni furono indagati per devastazione.
Misure dimezzate e alleggerite
Per 13 dei 26 indagati è scattato l’obbligo di dimora nel Comune di Genova con rientro notturno, misura che il Riesame ha ritenuto proporzionata al solo reato di danneggiamento aggravato dei portoni dei Palazzi dei Rolli (patrimonio Unesco). Per gli altri 13 nessuna misura cautelare: tornano completamente liberi. "Abbiamo sempre detto che coprire i portoni con striscioni e vernice non può essere devastazione - commenta l’avvocato Fabio Sommovigo, che assiste otto degli indagati -. Il Tribunale ha riconosciuto che protestare contro un’ordinanza comunale è un diritto costituzionale e che non si può punire due volte lo stesso comportamento".
Le parti hanno dieci giorni per ricorrere in Cassazione.
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