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GENOVA - La crisi del Genoa è profonda e viene da lontano, ma siccome non c'è più tempo da perdere ognuno si deve prendere le proprie responsabilità. L'arrivo di Shevcenko sulla panchina rossoblu aveva infiammato la tifoseria non solo per il nome altisonante ma perché il mister ucraino ed ex bomber e del Milan sembrava essere legato ad una sorta di giro rossonero che poteva affiancare la proprietà americana del Grifone. Poteva nascere un progetto interessante ed è indubbio che l'investimento economico su di lui è stato massiccio, con il triennale da 2,5 milioni a stagione.

La montagna però ha partorito il topolino con soli 3 punti in nove partite, nessuno ha fatto peggio del Genoa sprofondato in classifica al penultimo posto. Inevitabile che ora Sheva sia al capolinea e con le spalle al muro. Dicono si giochi molto proprio in Coppa Italia col Milan ma se fosse così avrebbe già in suo destino altro che segnato.

Al Signorini tante le riunioni anche in conference-call con i vertici di 777 Partners per reagire alla concreta possibilità di finire in serie B. Ci sono ancora 17 partite e i tifosi non vogliono abdicare. Il presidente Alberto Zangrillo non è un presidente di facciata, è il presidente e basta e il suo nome quando è stato nominato ha conferito credibilità al nuovo Genoa. Insomma come Sheva anche Zangrillo accettando il ruolo conferiva certezze a tutti. Per questo da lui ci si aspettano iniziative da stato di allerta. Magari la convocazione speciale del consiglio di amministrazione per affrontare questa situazione difficile, quasi drammatica. C'è bisogno di segnali di una reazione comune al di là di dichiarazioni ovvie come quelle che tutti sono sotto processo nel Genoa. Bisogna battere un colpo, non solo sul mercato.

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