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GENOVA -  Caro Fabio ti scrivo,

lo faccio arrogandomi, senza diritto, un tono confidenziale frutto di chi ha iniziato il mestiere di giornalista, anche, studiando le tue dirette della domenica pomeriggio di quasi 30 anni fa.

Inevitabile pensare a te dopo giornate di paginate, ovvie e naturali, per il tuo buon gesto di garantire un futuro solido alla storica fabbrica varazzina di cioccolato in crisi post Covid, ai suoi dipendenti in numero ancora maggiore rispetto al passato.

Soltanto il tempo decreta i successi delle singole imprese, tuttavia, non ho dubbi che, insieme ai tuoi soci, sarà un’ulteriore scommessa di successo.

Sentendoti parlare ripetutamente di gesto d’amore verso i tuoi nonni, con dedica speciale ai bambini della Varazze d’oggi, però, devo confessarti un aspetto, a me, orgogliosamente paesano, che proprio non torna.

Lo dico da cronista ligure che ha fatto la stella polare del proprio impegno professionale puntando, insieme a Primocanale, su una battaglia giornalistica per dare la stessa dignità a Pentema e Alassio, a Recco e Arenzano, a Varazze e Portofino.

Ecco, il punto che hai già colto.

Ma perché uno come te nel presentare al mondo un progetto così ambizioso per la propria cittadina d’origine deve andare proprio in Piazzetta, rinunciando a invitare i numeri uno della cucina e della pasticceria internazionale, con corteo di media annesso, nella Varazze sede della fabbrica?

Perché non usare una simile occasione per mostrare come quella comunità si sia risollevata dalla terribile alluvione 2010, quale futuro turistico abbia all’orizzonte dopo un mai rinnegato passato industriale e, ad esempio, che straordinario paradiso sia diventata per i surfisti di tutta Europa?

In fondo, Fabio Fazio non ha bisogno di Portofino e, senza offesa, neppure il contrario. Ma Varazze sì.

Non credo, inoltre, che per uno come te possa valere la facile giustificazione del marketing e di un brand “Portofino”, indubitabile traino per la Liguria tutta.

Con stima ti saluto,

consapevole che le righe sopra ti appariranno provincialotte. Lo sono! Nella piena convinzione che la nostra terra emergerà soltanto con l’esaltazione delle differenze tra i 234 borghi che la compongono da Ventimiglia a Sarzana, passando per Varazze.