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La vera domanda è: ha più vinto Marco Bucci oppure ha più perso Ariel Dello Strologo? Il risultato elettorale per la scelta del nuovo sindaco di Genova non lascia spazio a dubbi: ha prevalso, addirittura al primo turno, il candidato che meglio ha incarnato alcuni requisiti richiesti dell'elettorato: capacità di decidere, capacità di incazzarsi fino ad urlare, capacità di cogliere le occasioni al volo, capacità di tenersi le mani libere rispetto ai partiti eppure da questi cavare il massimo sostegno possibile, capacità di fare da catalizzatore, di essere inclusivo.

Non sono mai stato un cantore di Bucci, ma se non gli si riconoscono questi pregi allora non stiamo affrontando seriamente il perché dopo cinque anni di mandato il sindaco uscente viene confermato a larghissima maggioranza. Il ruolo certamente gli offriva un vantaggio, ma poteva anche non essere così. Se, cioè, Bucci avesse fatto male il proprio mestiere sarebbe stato punito dalle urne: essere uscenti, in realtà, è sempre un'arma a doppio taglio.

Dello Strologo è l'esatto opposto di Bucci. E questo spiega perché ha perduto così fragorosamente. Personalmente, continuo a insistere che la differenza l'hanno fatta proprio i candidati: quello del centrosinistra era palesemente sbagliato. Per il ritardo con cui ha avuto il via libera, per tutti i balletti che hanno preceduto l'investitura, per una mancanza di esperienza sottolineata dallo stesso interessato, per un difetto di credibilità scaturito da scelte ondivaghe sulla futura collocazione dei depositi chimici e dalla vicenda di Alessandro Terrile, chiamato alla guida di Ente Bacini poco prima del voto. Perché una persona così avveduta come Terrile si è prestato al giochino, che cosa non tornava?

A urne aperte, non torna il fatto che Dello Strologo subisca una sconfitta epocale, mentre il partito di riferimento del centrosinistra si conferma al primo posto in città. Non è una sorpresa, in una Genova per decenni in mano alla sinistra-centro. Ma forse è anche una indicazione: il Pd deve rivendicare proprio questo ruolo di guida, assumersi la responsabilità di esprimere il candidato sindaco, di fare da traino della coalizione e, se possibile, di ricominciare a parlare a tutte quelle persone che finora sono rimaste deluse.

Siccome nel dopo-voto anche il Pd ha deciso di difendere a spada tratta Dello Strologo, giudicandolo il candidato che ha saputo mettere d'accordo molte anime del riformismo di sinistra, allora il partito abbia il coraggio e la forza di insistere: ha fatto un investimento che nell'immediato non ha dato i frutti sperati, ma che fra cinque anni, dopo l'apprendistato di una opposizione, avrà più esperienza e potrà godere del vantaggio che Bucci per legge non si potrà ripresentare. Ma sapete come Dello Strologo risponde di fronte a questa ipotesi? "In cinque anni accadono molte cose, gli scenari politici mutano, è presto". Da parte sua, il Pd non pare convinto di una simile opzione, forse perché in realtà non era convinto già oggi della candidatura.

Il risultato sarà che il centrosinistra dovrà ricominciare daccapo. Per l'ennesima volta. Almeno eviterà gli errori di questi dieci anni? Intanto, il centrodestra potrà festeggiare quasi tutti i giorni la vittoria. Ma non è detto che l'affermazione di Bucci, non nella misura in cui si è concretizzata, piaccia davvero a tutta la coalizione. In tal caso, non penso tanto a un derby con il governatore ligure Giovanni Toti, quanto ai partiti: la lista Bucci ha fatto il pienissimo e, mentre ci si interroga su chi andranno questi voti alla prossima tornata di amministrative, si tralascia erroneamente di valutare ciò che farà Bucci a fine mandato. Può darsi che se ne vada serenamente in barca. Ma se dovesse decidere che a far politica ci ha preso gusto...

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