Alessandra Burke, volto noto dello shipping genovese e tra le prime donne a entrare nel settore negli anni '80, due anni fa ha mollato tutto per una nuova sfida a Dubai: fare la "benzinaia delle navi" nel bunkering, rifornendo fuel, gasolio e lubrificanti in un hub globale affollato di opportunità e trabocchetti. A 60 anni ha deciso di cambiare vita, spinta dalla curiosità femminile: prima ha cambiato paese e poi si è lanciata in un mondo nuovo, il bunkering, lei che era nata con la compravendita di navi nell'azienda di famiglia. Con simpatia, empatia e ironia ha raccontato la sua nuova vita a Dubai a 'Finestra sul mondo', la rubrica dedicata ai liguri che vivono e lavorano all'estero, in onda dal martedì al venerdì alle 13 o on demand su primocanale.it.
L'approdo inaspettato a Dubai
"Guarda, m'avessi chiesto due settimane prima, due anni fa, dove sarei stata, in due settimane mai avrei pensato a Dubai. In realtà sono venuta qua perché un mio cliente di 40 anni, che ormai è diventato un amico, mi ha invitato a venire a fare due chiacchiere con lui e mi ha offerto una possibilità di lavoro" – racconta Alessandra –. "Io avevo un piano B, perché la mia società a Genova ce l'ho sempre, dove mi occupo di compravendita di navi. Però da donna curiosa, l'idea di venire a Dubai e vedere un po' come funziona il mondo dello shipping qui in Medio Oriente mi incuriosiva molto".
Dal brokerage al bunkering
Arrivata per curiosità, Alessandra ha iniziato con un amico cliente, per poi fondare la sua società un anno e mezzo fa. "Ho iniziato una mia società in un lavoro che non avevo mai fatto, quindi ci vuole veramente una vena di follia (sorride, ndr) e sono felice".
Passata dalla compravendita, demolizioni e new buildings nel contesto familiare genovese, ora Alessandra si occupa di bunkering: "Bunkering vale a dire, io praticamente faccio il benzinaio delle navi. Rifornisco fuel, gas oil e oli lubrificanti alle navi, cosa di cui io, quando sono arrivata qua, onestamente non ne sapevo nulla, assolutamente nulla. Però è sempre qualcosa nell'ambito dello shipping. Ripeto, a 60 anni, secondo me, oltre alla crisi dell'età, c'è anche una crisi di follia (ride, ndr). E quindi ho detto: beh, o adesso o mai più".
Il contratto con Adnoc per gli oli lubrificanti worldwide è stato il colpo decisivo: "A 60 anni io pensavo di venire qua, prendere il lavoro di amministratore delegato di un gruppo e mettermi a fare, tra virgolette, la pensionata di lusso. Invece quando mi hanno detto 'compra questa licenza' ho detto 'non ci penso nemmeno'. Poi in realtà quello che mi ha convinto è che io dico sempre: nella vita i treni passano, bisogna saperli raccogliere. E sono riuscita ad avere un contratto con Adnoc".
Sfide e "squali" a Dubai
Dubai è un hub dello shipping negli ultimi 10-15 anni, ma non è un paradiso facile. "Dubai è diventato un grossissimo hub dello shipping, nel settore bunkering. Onestamente, io molto naif, provenendo dalla compravendita di navi – dove tu tratti con l'armatore e col broker, sei sempre abbastanza protetto –, mentre invece nel bunkering mi sono trovata davanti a un mondo di gente furbissima, tanti disonesti e quindi all'inizio ho avuto abbastanza problemi".
E Alessandra racconta un caso con una nave sanzionata post-rifornimento che l'ha lasciata senza conto in banca: "Ho avuto un po' [di problemi, ndr] perché qui c'è anche il problema molto serio delle navi che sono sanzionate e che io non faccio. Però è successo un caso in cui io ho rifornito una nave che al momento del rifornimento non era sanzionata, quindi totalmente pulita e legale. Quando poi io ho dovuto mandare l'istruzione di pagamento alla banca per pagare il mio supplier, nel frattempo la nave è stata sanzionata. Quindi la banca mi ha mandato fuori, mi ha detto 'due giorni di tempo per venire a chiudere i conti' e io, alle prime armi, non sapendo, mi sono trovata con l'assegno della mia società, il mio assegno privato, con i miei fondi, in mezzo a una strada senza un conto in banca. Però ti fai furba: oggi ho cinque conti in banca".
"Nel bunkering, a differenza dello shipping 'da gentiluomini', conta poco la stretta di mano" – sottolinea –. "Devi lavorare dando credito ai clienti, 30 giorni, 60 giorni, insomma è molto più complicato ma soprattutto molto più rischioso".
Donne nello shipping
"Io ormai sono una nonna dello shipping, perché ho iniziato nell'89, quindi dico: sono una nonna dello shipping. Quando io ho iniziato lavorando con mio padre c'era una svedese che lavorava da Bremer a Londra, una tedesca ed io. Oggi le donne sono molto più presenti nello shipping, molto molto più presenti, sia come parte brokeraggio e anche, devo dire, come parte bunkering. Perché io lavoro ormai con delle società dove alcune trader sono donne giovani, aggressive, in gamba. Diciamo anche in un paese, negli Emirati, in un paese tutto sommato arabo, ci sono molte donne che iniziano ad affacciarsi a questo settore".
A 60 anni ha deciso di cambiare vita, spinta dalla curiosità femminile: prima ha cambiato paese e poi si è lanciata in un mondo nuovo, il bunkeringVita a Dubai: 'bling bling' e sicurezza assoluta
"È tutto 'bling bling', alla grande. Io poi adoro il bling bling: se tanto fa bene, di più fa ancora meglio, no? È come vivere in un Luna Park. Quello che è pazzesco a Dubai sono i servizi: hai questi servizi, tu col telefono, non so, vedi l'appuntamento dal notaio, non vai più dal notaio, ti prendi l'appuntamento online, il notaio ti chiede quello che deve chiederti, un OTP conferma e via. Fai tutto col telefonino e hai tutto a casa. E poi quello che è pazzesco a Dubai, soprattutto in quanto donna, è la sicurezza: tu puoi andare in giro alle 2 di notte, lasciare la borsa, lasciare la casa aperta, non corri nessun rischio e questo è secondo me impagabile".
Con un team di sette persone e stipendi quadruplicati rispetto all'Europa, Alessandra integra compravendita per coprire costi: "Qui ho un team di sette persone, gli stipendi qui non sono gli stipendi europei, sono quattro volte di più, perché la vita ovviamente qua costa quattro volte di più".
Nostalgia genovese e di radici europee
"Di Genova mi mancano ovviamente gli amici, mi manca la mia casa per quanto poi ormai, io sono due anni che vivo qui e sto così bene che adoro venire a Genova 4-5 giorni in vacanza. Però la mia casa, ormai questa è diventata la mia casa. Quello che mi manca, non solo di Genova, sono le radici e la cultura europea, quello sì. Perché la popolazione qui è il 70% lavoratori che vengono dal subcontinente, molti dalle Filippine: sono quelli che sono la maggioranza della forza lavoro. Poi c'è una buona percentuale di expat e gli emiratini sono veramente una minoranza. Hai un gruppo di expat multietnico, perché ci sono siriani, libanesi, francesi, svizzeri ed è veramente interessante. Però nel day by day ti manca il rapporto umano con queste persone che sono poi la massa lavoro, perché sono gente che non ha la nostra cultura, non ha il nostro calore, non ha la nostra mediterraneità".
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