Cronaca

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Si aggrava la posizione di Giuseppe Rasero, in carcere per l’omicidio del piccolo Alessandro di 8 mesi insieme alla mamma del piccolo Katerina Mathas. Lo afferma il procuratore aggiunto di Genova Vincenzo Scolastico in base al dna rinvenuto nella zona del piede del bimbo dove sono stati trovati i segni di un morso "Resta da valutare - ha aggiunto il magistrato - la posizione della donna alla luce di questo nuovo dato che sembrerebbe escludere la sua partecipazione materiale al delitto". Proprio sul dna Rasero avrebbe indicato una giustificazione che non ha convinto gli inquirenti cioè che si sarebbe svegliato la notte con la mano della Mathas in bocca, lasciando intendere che la donna avrebbe poi messo la saliva sul piedino del bambino per incastrarlo. Non è vero nulla, avrebbe detto la donna che si è trovata faccia a faccia con il compagno. “Te la farò pagare, ti farò prendere trent’anni” le ha detto in uno scatto di rabbia. Di Rasero non convince in particolare una contraddizione con il primo interrogatorio su quanto si dissero al momento del risveglio quel mattino: "Lei mi chiese che cosa avevo fatto e io le risposi che cosa stava dicendo, se era pazza e che saremmo dovuti immediatamente andare all'ospedale" dice l’uomo. Nella prima versione invece avrebbe aggiunto: "Non ti ricordi che cosa gli hai fatto stanotte?". Contestazione degli inquirenti: “Sono stanco” la risposta. Altro contrasto tra i due, quello sull’uso di cocaina: lui dice che lei ne aveva consumata tanta già nel viaggio in auto da Rapallo, dove aveva preso Alesando dall’amico Bruno, a Nervi mentre lui ne avrebbe usata meno. Ma la Mathas invece giura che l’uso di cocaina sia stato identico. Che Rasero abbia perso il sangue freddo dopo gli ultimi interrogatori lo dimostra il fatto che, visto che era molto scosso, è sedato e controllato ogni 15 minuti nella sua cella di isolamento, per evitare atti di autolesionismo."La dichiarazione del procuratore aggiunto Vincenzo Scolastico è intempestiva nella forma e nei tempi e azzardata nel merito" hanno poi fatto sapere gli l'avvocati Romano Raimondo e Giuseppe Nadalini che difendono Giovanni Antonio Rasero. "Infatti - hanno spiegato i legali - l'accertamento svolto dal pm sul Dna è avvenuto senza contraddittorio e con modalità che meritano sicuramente approfondimenti tranquillanti essendo notorio che gli accertamenti sul Dna hano spesso dato luogo a gravissimi errori". "Tant'é - hanno aggiunto - che abbiamo richiesto sul punto una vera e propria perizia da effettuarsi con le forme dell'incidente probatorio".