Toni soft, basta sfide e slogan da saloon. La campagna elettorale in pieno svoglimento si è data delle regole nel segno dei toni bassi e dello stile. Walter Veltroni e Silvio Berlusconi su questo, almeno, sembrano essere d’accordo per dare un segnale rassicurante ad un paese frastornato da duelli rusticani spesso stucchevoli. Unica parentesi il programma del Pd strappato dal Cavaliere e conseguenti repliche piccate della sinistra.
La politica segue questa strada nuova e il mondo del calcio, avvelenato, arroventato quanto e forse di piu’ dei palazzi del potere, dovrebbe fare altrettanto. La Juventus, invece alza il polverone sugli arbitri con una lettera d’accusa firmata Cobolli Gigli contro il designatore Collina per i torti subiti fin qui. A Roma non va meglio con battute al vetriolo di Totti sull’Inter che riceverebbe aiuti da troppi fischietti amici. Mancini, tecnico nerazzurro, che replica stizzito con conseguenze pesanti, alla faccia del terzo tempo.
A Genova in effetti si va in controtendenza ed è piacevole, quanto sacroanto sottolinearlo. Prendiamo Cassano. Qualche settimana fa la sua sceneggiata imperdonabile nei confronti dell’arbitro Pierpaoli, è stata una pessima immagine e gli è costata 5 giornate di squalifica. Una stangata attesa che la società Sampdoria ha accettato facendo subito sapere di non voler proseguire in alcun ricorso. Fuoco delle polemiche spente subito lì, sul nascere. Garrone ne esce a testa alta.
E Il Genoa, fin qui, nelle gare in cui le scelte dei direttori di gara ne hanno condizionato le partite, non ha mai contestato nessuno. Preziosi, che pure non è uno tenero, ha dato questa impostazione che piace anche fuori dai confini regionali. Insomma, il discutibile siparietto dopo il derby tra Gasperini e Mazzarri che aveva mortificato tutti i buoni propositi della viglia, è stato un incidente, subito chiuso.
Dalle tribune elettorali, a quelle degli stadi, la via giusta può essere questa per ricostruire un Paese e per far rotolare un pallone senza il rischio di farlo scoppiare.
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