cronaca

"Di fronte alla morte e all'omicidio non c'è prescrizione, nè tecnicismi"
1 minuto e 22 secondi di lettura
 "Mi sento come una mamma alla quale hanno causato la morte della figlia. Mi sento così tutti i giorni da dieci anni. E anche impotente. Mi aspetto giustizia. Certo che la giustizia non potrà che darci questi tre anni".


Lo ha detto ai cronisti davanti alle telecamere prima di entrare in Cassazione, per l'udienza che è stata appena aggiornata al 7 ottobre, Franca Murialdo, la mamma di Martina Rossi, la studentessa genovese morta dieci anni fa in Spagna cadendo dal balcone di un hotel. Secondo l'accusa è precipitata per sfuggire all'aggressione di due ragazzi toscani - Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni, condannati per omicidio colposo a tre anni - per i quali oggi la Cassazione ha deciso il rinvio dell'udienza accogliendo la richiesta della difesa e accertando che la prescrizione non è decorsa.


"Di tutto quello che è successo dopo dieci anni, sono rimasti questi tre anni. Io credo che la colpa non è quella, ma almeno abbiano da trasportare la responsabilità di quello che hanno fatto. Se avranno dei figli, se avranno delle mogli, devono capire che cosa significa per un papà e una mamma stare 10 anni a tribolare. E' una vita - ha detto Bruno Rossi, il padre di Martina entrando in Cassazione - e poi non solo solo 10 anni. Di fronte alla morte e all'omicidio non c'è prescrizione, nè tecnicismi. Non sono partite di pallone questi processi, bisogna arrivare a capire di più e alla mamma e al papà occorre dire che cosa è successo, perchè Martina non c'è più, e loro ci sono e trionfano, trionfano".